Città, 4 gennaio 2026 – Salire a bordo del Blue Train in Africa o ritrovare la pace in un santuario sonoro in Bhutan: sono queste alcune delle esperienze che, negli ultimi mesi, stanno attirando viaggiatori da ogni parte del mondo. C’è chi ama la lentezza del paesaggio che scorre fuori dal finestrino e chi invece cerca un equilibrio interiore. Le nuove rotte del turismo globale sembrano puntare proprio su questo: benessere e scoperta lenta dei luoghi.
Il fascino senza tempo del Blue Train
Il Blue Train, soprannominato “palazzo su rotaia”, parte quasi sempre da Pretoria alle prime luci dell’alba. Poco prima delle 8, il convoglio blu cobalto si muove silenzioso verso sud, diretto a Città del Capo. Dopo due notti e più di 1.600 chilometri, i passeggeri arrivano ai piedi della Table Mountain. Per molti, però, il viaggio vale più della destinazione: c’è chi scatta foto dal vagone panoramico e chi preferisce restare in silenzio a osservare la savana, seduto sulle poltrone in velluto della carrozza ristorante.
La formula è rimasta quella degli anni ’40. Cabine con bagno privato, personale in livrea, pasti serviti tra argenteria e porcellane (la specialità resta il bobotie, piatto tipico sudafricano). «Sali su questo treno e sembra di fermare il tempo», racconta Christelle, una turista francese che ha prenotato una suite matrimoniale per festeggiare i cinquant’anni di matrimonio.
I prezzi non sono alla portata di tutti – si parte da circa 1.300 euro a persona – ma la richiesta è in crescita. Secondo l’ufficio del turismo sudafricano, nel 2025 i passeggeri stranieri sono aumentati del 12%. Eppure, non è solo una questione di lusso. Per molti il Blue Train è diventato l’ultima frontiera del viaggio lento: «Abbiamo scelto questa esperienza per ritrovare calma dopo un anno difficile», spiega Linda, manager di una società di comunicazione milanese.
Benessere spirituale nei santuari sonori del Bhutan
All’altro capo del mondo, in Bhutan, le valli avvolte nella nebbia nascondono un tipo nuovo di rifugio: i santuari sonori. Tra le montagne di Paro e Punakha, questi luoghi offrono pratiche meditative e ascolti di strumenti tradizionali. Al tempio della Choki Traditional Art School, ad esempio, piccoli gruppi si ritrovano ogni mattina alle 6.30 per respirare profondamente e lasciarsi guidare dalle campane tibetane.
La moda è nata soprattutto dopo la pandemia quando – spiegano dall’ufficio turistico locale – «è salita la richiesta di viaggi che mettano insieme spiritualità e natura». I visitatori arrivano da Europa, Stati Uniti e Giappone: prenotano pacchetti con pernottamento nei monasteri, trekking nei boschi sacri e laboratori artigianali. Una settimana costa mediamente intorno ai 2.400 euro, con un aumento delle prenotazioni del 20% rispetto all’anno prima.
Monaci e maestri di suono accompagnano gli ospiti in tecniche antiche. «Non è solo relax», spiega Sonam Wangchuk, insegnante di meditazione: «Molti cercano una riconnessione profonda con se stessi». Nei santuari – spesso affacciati su terrazze di pietra con vista sull’Himalaya – l’atmosfera resta silenziosa anche dopo le sessioni: il tè al burro di yak viene servito in ciotole di legno e i cellulari restano fuori dalle stanze.
Lusso discreto e ricerca interiore
Anche se sembrano mondi lontani – il fascino vintage del Blue Train contro il minimalismo spirituale dei santuari sonori –, qualcosa li unisce davvero. È il desiderio comune di sfuggire alla frenesia degli spostamenti veloci per vivere tempi più umani, più lenti. «Il vero lusso oggi non è solo comfort», raccontano spesso i viaggiatori. È poter scegliere: rallentare davanti ai paesaggi africani o lasciarsi cullare da un mantra tra le montagne bhutanesi.
Sul sito della compagnia ferroviaria sudafricana le corse di febbraio sono quasi tutte esaurite. In Bhutan alcuni monasteri accettano prenotazioni solo tramite referenze dirette: niente pubblicità online ma tanto passaparola. In entrambi i casi conviene muoversi con largo anticipo – almeno tre mesi per il Blue Train, almeno cinque per i santuari più richiesti.
Viaggi che cambiano davvero
Secondo il Global Wellness Institute, nel 2025 il settore dei “viaggi trasformativi” ha segnato una crescita globale dell’11%. Chi viaggia ha tra i 40 e i 60 anni; ma aumentano anche i giovani professionisti alla ricerca di una pausa digitale detox. Non si cercano più solo posti da vedere ma “esperienze che lasciano un segno”, come racconta Claudia Martelli, consulente turistica romana.
Sul treno blu d’Africa o tra le valli bhutanesi il viaggio smette quindi d’essere solo spostamento: diventa occasione per fermarsi e ascoltare. Forse anche sé stessi.