Bruxelles, 23 dicembre 2025 – La Commissione europea e il Giappone hanno chiuso un accordo ieri, 22 dicembre, per far entrare il Paese asiatico nel programma Horizon Europe, il cuore pulsante dell’Unione per la ricerca e l’innovazione. L’intesa è stata firmata nel tardo pomeriggio negli uffici della Commissione a Bruxelles, dopo mesi di trattative che hanno coinvolto funzionari, diplomatici e ricercatori da entrambe le parti. L’obiettivo è chiaro: rafforzare la collaborazione scientifica tra Europa e Giappone, soprattutto di fronte alle nuove sfide tecnologiche globali.
Un salto in avanti per la ricerca internazionale
Lanciato nel 2021, il programma Horizon Europe mette a disposizione oltre 95 miliardi di euro fino al 2027. Da ora anche gli istituti giapponesi potranno partecipare ai bandi, presentando progetti congiunti con colleghi europei. L’accordo arriva in un momento in cui l’Unione Europea vuole allargare le sue alleanze scientifiche oltre confine. “Collaborare con partner come il Giappone è essenziale per mantenere viva e competitiva la ricerca europea”, ha detto ieri sera il commissario alla ricerca, Iliana Ivanova, sottolineando come “le sfide tecnologiche sono globali e richiedono risposte condivise”.
I temi caldi della nuova partnership
Al centro dell’accordo ci sono argomenti che interessano entrambi: intelligenza artificiale, tecnologie digitali avanzate, energia pulita e salute pubblica. Le università giapponesi avranno gli stessi diritti delle europee nell’accesso ai fondi Horizon. Dall’altra parte, Bruxelles punta a una maggiore presenza dei ricercatori europei nei laboratori nipponici. Una nota dell’ambasciata giapponese a Bruxelles parla di “un salto di qualità negli scambi scientifici” che dovrebbe tradursi anche in più mobilità per studenti e giovani ricercatori.
Trattative lunghe ma decisive
L’accordo non è nato dal nulla. Chi ha seguito i negoziati racconta di almeno sette incontri ufficiali tra primavera e autunno del 2025. Bruxelles ha chiesto garanzie sull’accesso ai dati e sulla proprietà delle invenzioni nate in comune, mentre Tokyo voleva più facilità per le sue piccole imprese innovative di partecipare ai progetti. La svolta è arrivata solo all’inizio di dicembre, quando il governo giapponese ha annunciato nuovi investimenti nella ricerca. “Abbiamo lavorato molto per trovare un punto d’incontro – ha confidato uno dei capi delegazione UE – ma ora partiamo con basi solide”.
Economia e opportunità per le aziende
Secondo stime preliminari della Commissione, l’ingresso del Giappone potrebbe portare fino a 1.000 nuovi progetti congiunti entro il 2027, con effetti su settori come automotive, biotecnologie e robotica. Le associazioni industriali europee hanno accolto la notizia con un misto di cautela e ottimismo: “Si apre una nuova finestra sulle tecnologie emergenti – ha commentato il presidente di BusinessEurope, Fredrik Persson – e le nostre imprese sono pronte a sfruttarla”.
Il mondo accademico applaude
La notizia è stata ben accolta anche nelle università. A Kyoto si dicono pronte a intensificare i rapporti, mentre la Conferenza dei Rettori delle Università Italiane parla di “un’occasione da non perdere”. Molti ricercatori vedono nell’accordo una spinta per fermare la fuga dei cervelli e attirare nuovi talenti nei laboratori europei.
Guardando al domani
L’intesa tra UE e Giappone non è un caso isolato: Bruxelles ha già accordi simili con altri Paesi come Canada, Regno Unito e Corea del Sud, vedendo nella ricerca un ponte diplomatico importante. Per il commissario Ivanova “la scienza non ha confini”, mentre dal governo giapponese si ribadisce che “le sfide globali chiedono solidarietà”.
Il primo bando congiunto dovrebbe uscire entro marzo 2026. Ora toccherà ai ricercatori — da Parigi a Tokyo, da Roma a Osaka — trasformare questa intesa in risultati concreti, progetto dopo progetto.