Tomoko Niizato: dal Giappone a Trieste, la passione per la salute mentale ispirata da Basaglia

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10 Gennaio 2026

Milano, 10 gennaio 2026 – Tomoko Niizato ha 39 anni ed è arrivata a Milano nel 2018 con una valigia leggera e un libro in mano. Era un volume sulla salute mentale, comprato quasi per caso in una libreria di Tokyo. Seduta in un bar di Porta Venezia, racconta che quel libro “ha cambiato il modo in cui guardavo la vita”. Da allora, lavora come assistente domiciliare e, tra un turno e l’altro, si dedica con passione ai bonsai. “Per me è una specie di arte dell’equilibrio – spiega – senza quella cura mi sentirei persa.”

Perché ha lasciato il Giappone

Alla domanda su cosa l’abbia spinta a lasciare Yokohama per l’Italia, Tomoko abbassa lo sguardo. “Non è stata una fuga – precisa – ma una vera ricerca.” Quel libro trovato nel 2015, ‘Shinri no Heiwa’ (‘Pace mentale’), le ha aperto gli occhi. “Parlava molto di rallentare, di ascoltare se stessi”, dice. E da lì è nato il desiderio di cambiare vita. La scelta è caduta su Milano.

L’inizio non è stato semplice. “Non capivo quasi nulla dell’italiano”, racconta con un sorriso imbarazzato. “I primi mesi erano pieni di piccoli errori: sbagliavo la spesa al supermercato, prendevo il bus sbagliato.” Ma proprio in quel disorientamento ha riscoperto la sua passione per il bonsai.

Il lavoro che fa e la vita di tutti i giorni

Oggi Tomoko è assistente domiciliare per una cooperativa del centro città. Inizia le sue giornate presto, verso le 7.30, entrando nelle case degli anziani milanesi. Prepara la colazione, sistema i letti, aiuta con le medicine. “Mi affido a parole semplici”, spiega. “A volte basta un sorriso o offrire una tazza di tè verde per avvicinarsi.” Tra le persone che assiste c’è Clara, 87 anni, che ogni giovedì la saluta con un proverbio lombardo. “All’inizio non capivo – ride Tomoko – poi ho imparato che anche il dialetto può essere una forma di cura.”

La giornata scorre tra autobus pieni e appuntamenti precisi come quelli a Tokyo. Dice che Milano le ricorda la sua città natale nelle mattine d’inverno: “C’è traffico e una leggera nebbia sulle strade. Solo che qui il caffè è più forte.”

Il bonsai: un rifugio prezioso

Nel piccolo appartamento condiviso con una coinquilina romana in zona Città Studi, Tomoko cura circa quindici bonsai: pini neri giapponesi, aceri minuscoli, qualche olmo nato da seme. “Ogni pianta ha una sua storia,” racconta accarezzando le foglie sottili di un ginepro. Per lei non si tratta solo di un hobby: “È disciplina e ascolto,” dice convinta.

Nei weekend partecipa ai laboratori al parco Sempione dove insegna bonsai a bambini e adulti interessati all’arte della potatura lenta. “Nel mio Paese si dice che un bonsai vive quanto chi lo cura. Per me è il modo migliore per trovare equilibrio.” E non usa mai concimi chimici: solo terra buona, acqua e tanta pazienza.

Salute mentale e nuovi inizi

La questione della salute mentale resta centrale nella storia di Tomoko. In Giappone era difficile parlarne apertamente: “Mostrare fragilità era quasi tabù.” Quel libro che l’ha cambiata proponeva un altro approccio: accettare i momenti difficili come parte della crescita personale.

Qui a Milano ha trovato uno spazio più aperto al dialogo. Si è iscritta a gruppi di supporto e partecipa a seminari alla Casa della Psicologia in piazza Castello. “Non sempre afferro tutto quello che dicono,” ammette, “ma sento che qui posso essere capita.”

Tra due mondi, alla ricerca dell’equilibrio

Oggi Tomoko divide i suoi giorni tra i turni di lavoro e le cure meticolose dei suoi bonsai sul balcone. Pensa spesso al Giappone: ai ciliegi in fiore a marzo, alle strade silenziose della sua infanzia. Ma quando guarda Milano al tramonto e sente l’odore del gelsomino salire dalla strada, sa di aver trovato il suo equilibrio.

E capisce che ogni trasferimento, anche il più difficile, può diventare una forma di cura.

“Milano mi ha insegnato che la vita si può potare e far rifiorire,” conclude mentre sistema le cesoie sul tavolo. “Proprio come un bonsai: passo dopo passo.”

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