Tokyo, 8 gennaio 2026 – La capitale giapponese ha dato il benvenuto al nuovo anno con un programma che mescola sumo, arte, teatro e sake, per avvicinare residenti e turisti a quella che gli organizzatori chiamano “l’anima più profonda di Tokyo”. Dal cuore del sumo a Ryogoku, fino alle gallerie di Ginza e agli angoli nascosti di Asakusa, la città si è trasformata. Nella prima settimana di gennaio, ogni quartiere ha offerto uno spettacolo unico, dove tradizione e novità si sono intrecciate tra rituali antichi e nuove sperimentazioni.
Sumo e tradizione: il richiamo dei gesti antichi
Al Kokugikan Arena, nel quartiere di Ryogoku, il rumore dei passi pesanti sul dohyo ha segnato l’inizio della giornata già alle prime luci del 3 gennaio. “È come sentire la voce degli antenati”, ha raccontato Kenji Yamamoto, uno degli allenatori più conosciuti tra i giovani lottatori. Il sumo qui non è solo uno sport: è disciplina, rito e spettacolo insieme. Le sessioni di allenamento erano aperte a chiunque volesse assistere e le file sono iniziate a formarsi già dalle 7 del mattino. Decine di turisti si sono mescolati alle famiglie locali, con taccuini o smartphone in mano per catturare la cerimonia di purificazione del ring, durante la quale il maestro sparge sale come segno di buon auspicio.
Fuori dall’arena, bancarelle con onigiri, dolci di riso e sake caldo hanno riscaldato l’atmosfera. Le guide hanno spiegato che “vedere il sumo a Tokyo all’inizio dell’anno è un segno di buon auspicio: significa partire protetti dagli spiriti”.
Arte tra luci e contrasti: nuove gallerie e mostre pop-up
A pochi chilometri da Ryogoku, nel vivace quartiere di Ginza, le iniziative artistiche non si sono fatte attendere. Sabato 6 gennaio ha aperto al pubblico la mostra “Tokyo Layers” al Glass Cube Studio: una raccolta variegata che va dalla calligrafia su tessuto ai collage digitali. “Volevamo raccontare una Tokyo fatta di strati sovrapposti”, ha spiegato Tomoko Nishimura, curatrice dell’evento.
Nei primi due giorni si sono contate oltre 4mila presenze, secondo i dati comunali. Molti visitatori hanno condiviso sui social la loro sorpresa per i giochi di luce che trasformavano i corridoi in veri tunnel sensoriali. “Qui ogni dettaglio ti costringe a fermarti e guardare”, ha scritto una ragazza su un biglietto lasciato nella bacheca interattiva.
Teatro: dal kabuki alle performance sperimentali
Il teatro è stato un altro protagonista della settimana piena di eventi. Ad Asakusa, il Teatro Nakamuraza ha ripreso le rappresentazioni di kabuki, riempiendo ogni sera la sala con centinaia di spettatori. Gli attori, spesso vestiti con kimono ricamati a mano, hanno portato in scena storie radicate nella tradizione giapponese. Ma a sorprendere è stato anche il progetto “Tokyo Voices”, una serie di spettacoli messi in scena nei sotterranei della metropolitana dove giovani artisti alternano danza urbana e monologhi ispirati alla vita dei quartieri periferici.
“Cerchiamo un pubblico diverso”, ha ammesso Yuto Okada, uno degli organizzatori. “Chi non ama il kabuki classico può trovare qui una Tokyo altrettanto autentica”. Il pubblico giovane ha risposto con entusiasmo, applaudendo spesso anche fuori tempo durante i pezzi più brevi.
Il sake: tra degustazioni e cultura antica
Non poteva mancare il protagonista silenzioso delle notti tokyoite: il sake. Dal tramonto dell’Epifania decine di locali tradizionali hanno organizzato degustazioni guidate da sommelier e piccoli produttori provenienti da tutto il Giappone. Secondo l’associazione dei produttori locali, sono stati serviti circa 1.200 litri nelle prime due sere dell’anno.
Le degustazioni si svolgevano in ambienti caratteristici, tra legno grezzo e lanterne rosse appese ai soffitti bassi. Qui le conversazioni spesso scivolavano su ricordi personali e storie collettive. “Ogni sake racconta la storia del luogo dove nasce”, ha ricordato Fumiko Tanaka, titolare di una micro-distilleria a Sumida.
Un ponte tra passato e presente
Chi chiedeva quale fosse lo scopo dietro questa maratona culturale – quasi un laboratorio a cielo aperto – ha sentito spesso parlare della voglia di riannodare i fili tra generazioni diverse. In strada le famiglie si fermavano davanti ai manifesti degli eventi per decidere cosa vedere; i più giovani postavano foto su Instagram e TikTok con hashtag come #Tokyo2026 o #SumoExperience.
È allora che si capisce davvero: Tokyo non sta lasciando andare la tradizione. La sta rivisitando, reinventando nei gesti del sumo, nei riflessi delle mostre d’arte contemporanea o nei bicchieri colmi di sake caldo. Per raccontare ancora una volta la sua anima più vera.