Terre rare, Giappone lancia primo progetto di estrazione a 6.000 metri sotto il mare per sfidare la Cina

Esplora Giappone

info@esploragiappone.it

9 Gennaio 2026

Tokyo, 9 gennaio 2026 – Il governo giapponese ha dato il via oggi a un nuovo progetto minerario attorno all’isola di Minami-Torishima, a oltre 1.800 chilometri a sud-est di Tokyo. L’obiettivo è mettere a frutto un giacimento sottomarino che si stima superi le 16 milioni di tonnellate di terre rare. L’iniziativa, che entrerà in funzione nei prossimi mesi, risponde a una necessità precisa: tagliare la dipendenza dalla Cina per i materiali essenziali all’industria tecnologica e automobilistica.

Il valore delle terre rare: dati e contesto strategico

L’annuncio, arrivato stamattina dal ministero dell’Economia, Commercio e Industria, ha subito catturato l’attenzione dei media giapponesi e delle agenzie estere. Secondo il governo, l’area intorno a Minami-Torishima ospita una delle più grandi riserve mondiali di terre rare. Si tratta di 17 elementi chimici cruciali per produrre smartphone, batterie per auto elettriche, turbine eoliche e apparecchi medicali.

Il ministro Ken Saito ha spiegato chiaramente ai giornalisti: “La nostra industria non può più permettersi il rischio di interruzioni nelle forniture”. Oggi il Giappone importa oltre il 60% delle terre rare dalla Cina, che domina il mercato globale. “Questo progetto – ha aggiunto Saito – ci aiuterà a diversificare le fonti e a proteggere la sicurezza industriale del Paese”.

Minami-Torishima, una frontiera ancora tutta da scoprire

L’isola di Minami-Torishima, che fa parte del distretto di Ogasawara, è conosciuta soprattutto dagli oceanografi e dai militari. Si tratta di una piccola lingua di terra sperduta nel Pacifico, spesso colpita dai tifoni e praticamente off limits per i turisti. Negli ultimi dieci anni, però, gruppi di ricerca dell’Università di Tokyo e dell’Agenzia giapponese per la scienza marina (JAMSTEC) hanno studiato i fondali intorno all’isola. Le perforazioni fatte tra il 2017 e il 2022 hanno confermato la presenza a circa 6.000 metri di profondità di sedimenti ricchi di ossidi e carbonati con alte concentrazioni di terre rare.

Un ricercatore dell’ateneo ha spiegato nel pomeriggio a alanews.it: “Il potenziale è alto, ma ci sono ancora molte sfide tecniche da superare. Serve una catena operativa sotto il mare che sia efficiente e sostenibile”. Il governo ha già affidato la prima fase dei lavori a un consorzio guidato da Mitsui Mining & Smelting insieme a JOGMEC (Japan Oil, Gas and Metals National Corporation).

Economia e geopolitica in gioco

L’annuncio ha avuto un impatto immediato anche in Borsa: le azioni dei principali gruppi minerari giapponesi sono salite tra il 2% e il 4% nelle prime ore della seduta. Gli analisti della Nomura Securities parlano chiaramente di un passo avanti verso “l’indipendenza tecnologica” del Giappone. “Le tensioni commerciali con la Cina – sottolineano – mettono a rischio l’intera filiera produttiva globale”.

Ma non si tratta solo di economia. Da Pechino non sono arrivate reazioni ufficiali finora, ma esperti come il professor Wang Xiaolin della Renmin University ricordano che “la Cina in passato ha risposto con restrizioni all’export ad iniziative simili”. Una situazione da tenere d’occhio, soprattutto alla luce delle recenti tensioni sulle rotte marittime nel Pacifico.

Sostenibilità ambientale sotto la lente

Rimane però aperto il capitolo della sostenibilità ambientale. Le estrazioni in mare profondo preoccupano da tempo le associazioni ambientaliste locali. Stamattina la ong Ocean Preservation Japan ha chiesto una “valutazione indipendente sull’impatto nell’ecosistema marino”, mettendo in guardia sui rischi per specie endemiche e catene alimentari sottomarine. Il ministro Saito ha assicurato che “ogni passo rispetterà i protocolli internazionali”, ma i dettagli tecnici devono ancora essere chiariti.

Cosa ci aspetta

La tabella di marcia prevede due anni di fase preliminare – con carotaggi, test pilota e valutazione degli impatti – prima di partire con l’estrazione industriale vera e propria. Solo allora si potrà capire davvero quanto potrà guadagnarci il Giappone. Nel frattempo resta aperta una partita decisiva tra bisogno energetico, tutela dell’ambiente e nuovi equilibri geopolitici nel Pacifico.

×