Sulle Orme di Zalone: Il Cammino di Santiago di Compostela che Cambia la Vita

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5 Gennaio 2026

Roma, 5 gennaio 2026 – Camminare ogni giorno, anche solo per mezz’ora, può davvero cambiare la vita: lo dicono gli esperti, lo confermano le storie di chi ha scelto di ritagliarsi questo spazio per sé. Nei primi giorni di gennaio, tra i buoni propositi più gettonati c’è proprio questo. «Voglio iniziare a muovermi, passo dopo passo», confida Martina, 42 anni, davanti al laghetto dell’EUR. Stringe la giacca e osserva l’acqua che riflette un cielo grigio. Ma cosa vuol dire davvero nutrire l’anima camminando?

Camminare: un gesto semplice che cambia corpo e mente

«Muoversi con regolarità, anche senza sforzi eccessivi, non fa bene solo al cuore o ai muscoli», spiega la dottoressa Lucia Rinaldi, psicologa clinica al San Camillo. «Aiuta anche a mettere in ordine i pensieri. Chi cammina spesso si sente più lucido e meno teso». Lo confermano diverse ricerche pubblicate su riviste come The Lancet e JAMA: camminare tutti i giorni riduce il rischio di malattie cardiovascolari e aiuta a mantenere stabile l’umore. L’effetto non arriva subito, ma si costruisce piano piano.

Nei parchi della capitale — Villa Borghese alla mattina presto, Villa Ada nel tardo pomeriggio — si vedono pensionati e ragazzi, studenti e impiegati in pausa pranzo. «Non corro, vado piano», sorride Andrea, 56 anni, insegnante. «Eppure torno a casa più tranquillo. È come se lasciassi qualcosa lungo il sentiero».

La scienza parla chiaro: camminare fa bene

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, bastano 150 minuti di attività moderata ogni settimana per migliorare davvero la salute fisica e mentale. Tradotto in parole semplici: una passeggiata di venti-trenta minuti al giorno. I dati raccolti dall’Università di Cambridge sono netti: chi cammina tutti i giorni ha fino al 26% in meno di rischio di depressione. «La cosa importante è la costanza», sottolinea Rinaldi. «Non serve correre, basta farlo con regolarità».

Un aspetto spesso dimenticato è il legame tra camminare e creatività. Uno studio dell’Università di Stanford suggerisce che camminare stimola il cervello, favorendo nuove idee soprattutto se si è all’aria aperta. «Quando sono bloccato su un progetto esco a fare due giri sotto casa», racconta Federico, 39 anni, architetto. «La soluzione arriva mentre cammino, quasi sempre».

Nutrire l’anima: ascoltarsi mentre si cammina

Camminare non significa solo prendersi cura del corpo. Per molti è diventato un rito quotidiano irrinunciabile. «È il mio momento di libertà», racconta Silvia, 61 anni, impiegata al Ministero della Salute. «Nessuno mi disturba, guardo gli alberi e penso ai fatti miei. Mi sento meglio». L’idea di “nutrire l’anima” ricorre spesso nelle testimonianze raccolte lungo i percorsi cittadini.

Il filosofo Pietro Del Vecchio spiega che camminare lentamente è una specie di meditazione attiva: «Siamo sempre immersi in stimoli digitali e notizie senza sosta. Camminare ci riporta a contatto con i nostri pensieri più profondi». Lo dimostrano anche i tanti gruppi di cammino nati in città — dai quartieri popolari di Tor Pignattara alle rive del Tevere — così come nei piccoli borghi della provincia.

Camminare insieme: socialità e comunità

Non manca neppure il lato sociale della cosa. Le associazioni sottolineano quanto il camminare insieme possa spezzare la solitudine delle persone più fragili. Il Circolo Ricreativo Anziani dell’Esquilino organizza due uscite a settimana: «All’inizio eravamo quattro gatti», scherza Giovanni, 77 anni. «Ora siamo più di venti. Si parla poco ma ci si gode il momento».

Negli ultimi mesi sono cresciute anche le iniziative di “cammino solidale”: raccolte fondi, pulizie nei parchi cittadini e passeggiate tematiche alla scoperta della città. «Ho scoperto chiese nascoste e vicoli che non conoscevo», racconta Maria Teresa, guida turistica.

Un impegno semplice da portare avanti

Per iniziare serve poco: un paio di scarpe comode e un percorso vicino casa o provare ad andare a piedi al lavoro invece che in auto o metro. L’obiettivo non è diventare atleti, ma cambiare piano piano le proprie abitudini.

Tornando alle parole di Martina, che riparte dopo mesi difficili: «Questo è il mio momento. Passo dopo passo sento che sto cambiando davvero». E la vita — lentamente — cambia insieme a lei. Così il cammino diventa cura quotidiana per corpo e anima, anche quando l’inverno rallenta tutto intorno a noi.

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