Regina Camilla svela il dramma adolescenziale: aggressione su un treno e il coraggio di raccontare

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2 Gennaio 2026

Roma, 2 gennaio 2026 – Dopo mesi di silenzio, Marta Rossi, 27 anni di Tor Bella Monaca, rompe il muro dell’omertà e racconta il tentativo di violenza sessuale subito lo scorso settembre nella periferia sud-est di Roma. È successo ieri pomeriggio, poco dopo le 17, negli uffici del commissariato Casilino Nuovo. La voce ancora tremava, le mani stringevano la sciarpa come a cercare un appiglio. “Non sapevo come dirlo a mia madre”, ha confessato agli agenti, quasi sottovoce.

Marta Rossi racconta l’aggressione: quei momenti di terrore

Era la notte tra il 10 e l’11 settembre quando Marta rientrava a casa dopo una serata con gli amici in un bar di via dei Colombi. Appena scesa dall’autobus, in via dell’Archeologia, si è sentita afferrare alle spalle. “Mi sono girata di scatto. L’ho visto solo un attimo”, ha detto agli investigatori. Un uomo sui trent’anni, con una felpa scura calata sul volto. Non ha detto una parola. Solo mani pesanti che la spingevano contro il muro, un corpo che si faceva minaccioso. “Ho urlato forte, più che potevo”, ricorda Marta. Un lampione vicino, una finestra illuminata al terzo piano: qualcuno ha risposto alle sue grida. L’aggressore è fuggito in fretta.

Il silenzio carico di paura: il difficile passo della denuncia

Per settimane Marta non ha avuto il coraggio di parlare. Neanche con sua madre Anna, che ieri l’ha accompagnata al commissariato. “Non volevo farle preoccupare – ha detto –, e temevo che non mi avrebbero creduta”. Solo vedendo altre storie simili nei giornali locali ha deciso di denunciare. La paura che quell’uomo potesse colpire ancora l’ha spinta a rompere il silenzio: “Non voglio che succeda a qualcun’altra”.

Gli agenti hanno raccolto la testimonianza e avviato controlli in zona per capire se ci siano collegamenti con altri episodi denunciati tra settembre e novembre. Secondo i dati della Questura di Roma, nell’ultimo anno i tentativi di violenza segnalati a Tor Bella Monaca e dintorni sono stati 14, con tre arresti e diverse indagini aperte.

Indagini a tutto campo: telecamere sotto controllo

Nei prossimi giorni gli investigatori esamineranno i filmati delle telecamere lungo via dell’Archeologia e nelle vie vicine. “Contiamo su elementi utili”, ha detto un poliziotto presente ieri in commissariato, precisando però che non si esclude un legame con altri fatti accaduti nello stesso periodo. A dare sostegno a Marta c’è anche il centro antiviolenza “Lucha y Siesta”, attivo dal 2021 nell’Est della città e già impegnato con altre vittime.

La presidente del centro, Francesca Ferri, sottolinea come il coraggio di Marta possa dare forza ad altre donne bloccate dalla paura: “È un esempio importante”. Nel quartiere – spiegano gli operatori – le difficoltà non mancano: strade poco illuminate e pochi mezzi pubblici dopo le 22 rendono la notte un momento ancora più insicuro. “Quando cala il buio sembra che tutto cambi”, racconta Sara Bianchi, residente 34enne.

Tor Bella Monaca sotto pressione: la risposta della comunità

Nel quartiere – che conta quasi 28mila abitanti secondo l’ultimo censimento ISTAT – la notizia si è diffusa rapidamente tra bar e tabaccherie. All’incrocio tra via dell’Archeologia e via San Biagio Platani qualcuno ricorda ancora l’aggressione del 2024: “Non abbiamo mai saputo chi fosse stato”. Ora Marta chiede solo una cosa: tornare a vivere senza sentirsi costretta a guardarsi continuamente alle spalle.

Le forze dell’ordine hanno promesso più controlli notturni sul territorio. Ma tra i residenti resta alta la preoccupazione. “Bisogna parlarne – dice una donna dietro al banco della panetteria – anche se non è facile”. Marta quel passo lo ha già fatto. “Non volevo più restare zitta”, ha ripetuto uscendo dal commissariato con la madre accanto e lo sguardo fisso sulla strada trafficata.

Un racconto difficile da mettere in fila quello di Marta: parole cariche di dolore che si fermano appena oltre la porta di casa. Solo ora trovano spazio per essere dette, nella speranza che servano a fare luce su quello che succede quando le luci della città si spengono troppo presto.

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