Forlì, 11 gennaio 2026 – In Giappone, quando una coppia si separa, c’è una tradizione molto radicata: chi si presenta per primo con i figli diventa automaticamente il genitore affidatario, soprattutto se la separazione sfocia in una battaglia legale. Lo sa bene Michele Dall’Arno, professore universitario di Forlì che ha vissuto sulla propria pelle questa realtà. Dopo mesi di lotte, annuncia le dimissioni dall’università di Toyohashi, nella prefettura di Aichi.
Il docente forlivese e la legge non scritta del Giappone
Dall’Arno ha 41 anni ed è arrivato in Giappone anni fa per lavoro. Qui si è sposato, ha avuto due figli e ha costruito una carriera lontano dalla Romagna. Ma la crisi matrimoniale ha ribaltato tutto. “In Giappone funziona così: chi porta via i bambini per primo ottiene l’affido,” spiega Dall’Arno durante una videochiamata da Toyohashi. Non esiste un sistema di affido condiviso, come in Italia. “Spesso l’altro genitore resta tagliato fuori dalla vita dei figli,” aggiunge con voce stanca.
Non è un caso isolato. L’associazione Left Behind Parents Japan stima che ogni anno siano circa 150mila i genitori che perdono completamente il contatto con i propri figli dopo la separazione. La maggior parte sono padri, molti stranieri residenti in Giappone per lavoro o studio.
Una battaglia privata diventata pubblica
Dall’Arno ha più volte portato la sua denuncia alle autorità locali e all’ambasciata italiana a Tokyo. “Non posso più insegnare qui sapendo che queste sono le regole che regolano la famiglia,” confessa il professore forlivese, ormai deciso a lasciare Toyohashi. La sua storia si unisce a quella di altri genitori italiani coinvolti in casi simili, fenomeno che secondo fonti consolari è in aumento.
Non è solo un problema personale ma una questione legale che colpisce centinaia di famiglie straniere ogni anno. “Il sistema giapponese tende a non muoversi quando un genitore porta via i figli senza il consenso dell’altro,” spiega al telefono Hideki Yamada, avvocato esperto in diritto familiare a Nagoya. Solo dopo lunghi procedimenti si riesce a ottenere qualche ricongiungimento.
Le dimissioni e il vuoto che lascia
Michele Dall’Arno insegna fisica teorica al dipartimento di Scienze Applicate della Toyohashi University of Technology. Il suo addio sarà un colpo duro, ammette anche Kenji Sasaki, direttore del dipartimento: “Conoscevamo le sue difficoltà ma speravamo in un finale diverso.” Le dimissioni formali sono attese già per la prossima settimana. Nel frattempo Dall’Arno riflette sul futuro: “Sto pensando a tornare in Italia. Ancora non so dove andrò a vivere,” ha scritto ieri sera via WhatsApp a una collega.
I colleghi lo descrivono come una persona riservata, molto seria nel lavoro e profondamente legata alla famiglia. “Era lui a organizzare gli incontri tra connazionali nel weekend,” ricorda Luca Ferri, ricercatore italiano a Tokyo.
La diplomazia italiana e il muro giapponese
L’ambasciata italiana in Giappone conferma che negli ultimi cinque anni circa trenta cittadini italiani hanno chiesto aiuto per questioni legate all’affido familiare. Ma la legge giapponese lascia pochi margini: “Abbiamo chiesto più volte al governo giapponese procedure più giuste,” dicono fonti diplomatiche, “ma le autorità rispondono che è un problema interno.” Tokyo ha firmato nel 2014 la Convenzione dell’Aja contro la sottrazione internazionale dei minori; però spesso resta solo sulla carta.
Il caso di Dall’Arno mette sotto i riflettori una realtà poco conosciuta ma molto sentita nelle comunità di expat. Per ora l’unica certezza è che lui, dopo anni passati tra lezioni e laboratori nella città universitaria di Toyohashi, si prepara a partire: “Lascio il Giappone perché qui per i padri stranieri la famiglia può svanire in un attimo.”