Pitti Uomo 2024: 750 Marchi in Passerella con Hed Meyner e la New Wave Giapponese per il Rilancio della Moda

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12 Gennaio 2026

Milano, 12 gennaio 2026 – È partita oggi la Settimana della Moda Uomo di Milano, con un programma che punta deciso verso Oriente. L’apertura è stata affidata a Hed Meyner, ospite speciale molto atteso, e a una selezione della “new wave” giapponese. Un evento che, come ha ricordato alle 10:30 il presidente di Camera Moda, Carlo Capasa, “conferma Milano come capitale internazionale delle tendenze”. Dietro le luci e i riflettori, però, si muovono scelte strategiche e nuovi percorsi, dove creatività e identità globale si intrecciano.

Hed Meyner tra tradizione e innovazione

Lo stilista israeliano Hed Meyner, nato nel 1984, ha portato al Padiglione Visconti una collezione che molti hanno definito “ibrida”. Le silhouette oversize si mescolano a richiami ai costumi tradizionali del Medio Oriente. “Ho lavorato sul rapporto tra corpo e abito, su quello spazio di mezzo che racconta l’uomo di oggi”, ha spiegato Meyner ai giornalisti nel backstage, poco prima della sfilata delle 11. Sguardo concentrato e qualche sorriso veloce per il suo team. Cappotti in lana grezza, pantaloni morbidi, tuniche sovrapposte: gli abiti sono sfilati davanti a buyer internazionali e stampa specializzata. “L’idea è un guardaroba che si adatta alla persona, senza imporsi”, ha aggiunto mostrando una giacca con tasche ampie.

Solo allora, tra applausi discreti, lo stilista ha incrociato gli sguardi di alcuni giovani designer asiatici. In quel momento è diventato chiaro come sperimentazione e rispetto per le radici possano camminare insieme.

Tokyo chiama: la nuova moda giapponese in passerella

Dopo Meyner è toccato alla nuova generazione giapponese: Yuta Matsumura, Naoki Kawamoto e il collettivo Dodo Tokyo. Brand poco noti al grande pubblico ma già ben piazzati nei concept store europei più attenti. In passerella tessuti tecnici, volumi destrutturati e dettagli insoliti come cuciture a vista o bottoni ricamati a mano. Matsumura ha raccontato: “Abbiamo scelto colori spenti e materiali riciclati perché vogliamo una moda leggera ma sostenibile”. Tra gli ospiti sono piaciuti soprattutto i trench asimmetrici di Kawamoto con fodere trasparenti che lasciavano intravedere le t-shirt tipiche delle strade di Shibuya.

Capasa ha commentato: “La moda giapponese è sempre stata importante qui da noi. Ma oggi questa nuova ondata fa vedere anche un forte impegno verso l’ambiente”.

Buyer stranieri in crescita: segno di fiducia

Secondo i dati della Camera Nazionale della Moda Italiana, nei primi tre giorni sono attesi oltre 900 buyer esteri. Un dato in crescita rispetto ai circa 850 dello scorso gennaio. Segnali che fanno ben sperare chi lavora nel settore. Anna Ferretti, responsabile acquisti per un multibrand londinese noto, ha detto: “Le proposte dall’Oriente attirano sempre l’attenzione. Il cliente europeo cerca capi che abbiano senso anche fuori dalla passerella”.

Non c’erano solo addetti ai lavori in sala. Tra gli ospiti anche qualche volto noto del cinema italiano — senza però dettagli — oltre a influencer provenienti da Corea del Sud e Hong Kong. Le prime file erano già piene dalle 10.

Milano punta su tradizione e futuro

In un momento in cui il settore prova a trovare un equilibrio tra novità e rispetto delle radici, Milano rilancia la sua anima cosmopolita. “Non basta più parlare solo di tendenze”, ci ha confidato un docente dell’Istituto Marangoni presente all’evento. “Oggi serve pensare a processi sostenibili e alla fluidità dei generi”. Infatti molti capi — dalle mantelle multi-tasche alle camicie destrutturate — sono pensati per essere indossati indifferentemente da uomini o donne.

Già all’alba via Tortona si è animata: taxi fermi davanti ai padiglioni, carrelli del catering in movimento, tecnici al lavoro sulle luci. Un fermento che fa capire cosa si stia giocando: riconquistare un ruolo centrale nel panorama mondiale dopo anni difficili segnati da problemi logistici e sanitari.

Sguardo al domani

La settimana milanese continua domani con le collezioni di MSGM (alle 15), Prada e Zegna. Attesa anche la presentazione digitale di alcuni marchi emergenti cinesi. Capasa ha concluso: “Milano resta una piattaforma aperta a ogni dialogo. Lo dimostrano la varietà delle presenze e delle proposte”.

Solo domani scopriremo chi avrà davvero lasciato il segno in questa edizione che guarda al futuro ma resta ancorata alla concretezza del presente. Intanto il fashion system tiene d’occhio Milano come punto d’incontro tra Occidente e Oriente — tra novità silenziose e qualche sussurro di cambiamento che si fa strada anche lontano dai riflettori.

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