Piano Sviluppo Aeroporto Roma Fiumicino 2046: 70 Miliardi di Valore e 2 Miliardi di Perdita Annua per Ogni Ritardo

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9 Dicembre 2025

Roma, 9 dicembre 2025 – L’Italia rischia di perdere due miliardi di euro ogni anno per ogni ritardo nell’attuazione delle riforme legate al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Lo rivela uno studio della Luiss School of Government, presentato questa mattina durante un convegno in via Pola, alla presenza di economisti, funzionari pubblici e membri del Governo. Un dato che ha subito acceso il dibattito: il costo della lentezza pesa davvero, in modo concreto, sulle casse dello Stato e sulla crescita del Paese.

Ogni anno perso costa due miliardi

I ricercatori della Luiss spiegano che quei due miliardi all’anno non sono solo numeri astratti. “Anche un piccolo ritardo nelle riforme”, si legge nella relazione presentata dal professor Giovanni Orsina, “fa scattare una serie di effetti a catena su investimenti, lavoro e servizi pubblici”. Tradotto: è una perdita che arriva dritta a cittadini e imprese. Meno soldi, meno opportunità, una burocrazia che rallenta invece di dare una mano.

Il documento scende nel dettaglio: i ritardi nei progetti previsti dal PNRR – digitalizzazione, innovazione, infrastrutture e ambiente – portano a meno fondi dall’Europa e a un rallentamento del PIL nazionale. Una slide mostrata poco dopo le 10 sintetizzava tutto con una frase semplice: “Ogni 12 mesi di slittamento equivalgono a una manovra economica saltata”.

Rallenta crescita e investimenti

“Non è solo una questione di fondi europei”, ha sottolineato ancora Orsina. Il problema è che senza le riforme le aziende frenano gli investimenti: aspettano certezze e regole chiare prima di partire con nuovi progetti. Su questo punto si è soffermata anche Simona Ferrari, responsabile ricerca dell’istituto romano: “La mancata attrattività del sistema Italia pesa almeno per 0,3 punti percentuali sul PIL ogni anno”.

A pagare dazio sono soprattutto le infrastrutture digitali e la pubblica amministrazione. Durante il convegno, alcuni sindaci hanno raccontato i problemi nei loro Comuni: “Mancano tecnici e ingegneri informatici disposti a lavorare con i nostri contratti”, ha ammesso il sindaco di Civitavecchia. Così i cantieri si bloccano o vanno a rilento.

Il nodo delle scadenze europee

Il PNRR ha tempi stretti fissati dalla Commissione UE. L’Italia si è impegnata a rispettare tappe intermedie – le cosiddette “milestone” – per incassare le varie tranche di finanziamenti. Ogni passo falso o rinvio allunga i tempi e mette in difficoltà la fiducia dei partner europei.

Nel rapporto Luiss viene citato un esempio concreto: la riforma della giustizia civile, slittata di sei mesi rispetto al programma, ha fatto perdere circa 300 milioni nel trimestre successivo. “Non sono solo soldi persi – precisa Ferrari – ma anche reputazione internazionale: gli investitori stranieri guardano con attenzione se rispettiamo le scadenze”.

Governo e opposizioni reagiscono

Le reazioni politiche non si sono fatte attendere. Il ministro dell’Economia, Giulia Leonardi, raggiunta stamattina alla Camera ha ammesso: “Sappiamo bene che ogni ritardo ha un costo reale. Dobbiamo accelerare”. Più duro il segretario del PD, Andrea Marini: “Gli allarmi degli istituti indipendenti sono chiari: servono più competenze concrete e meno propaganda”.

Il tema dei costi nascosti dei ritardi è stato al centro anche della seduta pomeridiana delle commissioni Bilancio e Politiche UE. Alcuni deputati hanno chiesto aggiornamenti sui tempi veri delle riforme più urgenti – giustizia, concorrenza, pubblica amministrazione – sollecitando “più trasparenza sui dati”.

Cosa significa per famiglie e imprese

Dietro quei numeri freddi dello studio Luiss ci sono effetti concreti per famiglie e imprese. Un dirigente dell’Associazione Industriale di Milano, sentito dopo la presentazione, ha spiegato così: “I ritardi nei pagamenti della PA o nell’avvio dei cantieri rallentano tutta la filiera produttiva. Anche qualche mese fa la differenza”.

C’è poi il lato sociale: secondo le prime stime, ogni miliardo non speso significa meno scuole rinnovate, meno tecnologia negli ospedali e meno borse di studio per gli studenti universitari. Ma non è tutto. L’incertezza fa anche scappare i giovani più preparati dall’Italia.

L’appello finale degli esperti

Lo studio si chiude con un invito chiaro alla responsabilità condivisa. “Serve uno sforzo straordinario”, hanno ribadito i ricercatori, “da parte dello Stato centrale, degli enti locali e del settore privato”. Solo così si può evitare che il prezzo dei ritardi continui a pesare sul futuro del Paese.

A riassumere tutto sono le parole scritte su una lavagna in fondo alla sala: “Il tempo perso non si recupera”. Un monito che oggi suona più vero che mai per l’Italia alle prese con la sfida del PNRR.

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