Palermo, 9 dicembre 2025 – L’origine del panettone, da sempre legata a Milano, è di nuovo al centro di un acceso dibattito. Questa volta, sono storici e pasticceri siciliani a mettere in discussione la tradizione, portando alla luce nuovi indizi che suggeriscono una possibile paternità isolana del dolce natalizio per eccellenza. La questione, che può sembrare solo un curioso folklore, ha invece profonde implicazioni culturali e commerciali. Tutto è esploso con la recente pubblicazione di una ricerca firmata dal docente universitario Gaetano Savoca, esperto di storia dell’alimentazione all’Università di Palermo. Secondo Savoca, documenti antichi e ricette provenienti dalla zona di Palermo parlano di un “pani di toni”, un impasto dolce lievitato con uvetta e canditi, già conosciuto alla fine del Quattrocento. Da qui nasce la domanda: e se il panettone fosse nato in Sicilia?
Studi e fonti storiche accendono il dibattito
La ricerca di Savoca, uscita il 3 dicembre sulla rivista “Tradizioni e Cucina”, si basa su un manoscritto del 1474 conservato nell’Archivio Storico di Palermo. Nel testo si racconta che una famiglia nobile palermitana chiese a un fornaio locale “una grossa pagnotta addolcita con miele, zibibbo, agrumi canditi e mandorle” per il pranzo di Natale. “Questi dettagli – ha detto Savoca durante la conferenza stampa – somigliano molto al panettone come lo conosciamo oggi. È una pista da non sottovalutare”.
Lo studioso non parla però di una prova definitiva. Anzi, ammette che “l’identità esatta del dolce resta in parte avvolta nel mistero”, visto che nei documenti non compare mai il termine ‘panettone’ così com’è arrivato fino a noi. Però sottolinea come “gli ingredienti e le usanze simili fanno pensare a uno scambio tra Nord e Sud più intenso del previsto”. Non tutti però la pensano allo stesso modo: “Il panettone è milanese, punto e basta”, ha risposto ieri mattina al telefono Giovanni Cova, presidente del Consorzio per la tutela del Panettone Artigianale.
La reazione dei pasticceri tra orgoglio e prudenza
A Milano la notizia ha fatto il giro delle pasticcerie tra qualche battuta ironica e qualche sguardo dubbioso. “Il nostro panettone ha radici profonde e documentate almeno dal Settecento”, ha spiegato Luigi Fraccaro, titolare di uno storico laboratorio meneghino. Secondo lui, la vera differenza sta nelle tecniche: “Qui si usa il lievito madre con una lavorazione molto specifica. Non basta trovare qualche uvetta per parlare di panettone”.
Al Sud invece si respira un’aria diversa. “Questa ipotesi ci riempie d’orgoglio”, ammette Maria Lo Bianco, presidente dei Maestri Pasticceri Siciliani. Nelle vecchie fornaci della provincia di Palermo sono tornate alla luce antiche ricette dei ‘panuzzi ri Natali’, pani arricchiti tipici delle Madonie, ognuno con le sue varianti: chi mette cannella, chi scorza d’arancia. Da Modica a Catania già alcune vetrine offrono versioni locali del panettone con nomi come ‘Panettuni’ o ‘Pan di Toni’, giocando proprio sull’ambiguità.
Questione di identità (e di mercato)
Per Milano il panettone non è solo un simbolo delle feste ma anche un settore economico fondamentale: secondo i dati Assolombarda, solo in Lombardia nel 2024 sono stati prodotti più di 9 milioni di panettoni, per un giro d’affari che supera i 260 milioni di euro. Le aziende temono che questa “rivendicazione siciliana” possa aprire nuove frontiere nella competizione commerciale, soprattutto sul fronte turistico ed export.
Per questo motivo la Regione Lombardia è intervenuta ufficialmente. L’assessore all’agricoltura Alessandro Della Valle ha dichiarato ieri mattina: “Difenderemo la tradizione milanese con i fatti e i numeri”. Sul versante opposto l’assessora siciliana al turismo, Giulia Fazio, vede nella disputa “un’occasione per mettere in luce la creatività gastronomica della nostra isola”.
Un’origine intrecciata
Secondo gli storici della gastronomia, forse la verità sta nel mezzo. “Le ricette hanno viaggiato nei secoli più delle persone”, spiega Stefano Riva, docente all’Università Cattolica di Milano. Zucchero, frutta candita e altri ingredienti tipici arrivavano dalle rotte mediterranee delle merci. Così pane dolce e pani arricchiti erano diffusi sia al Nord sia al Sud, con nomi diversi ma simili nel contenuto.
E proprio sul nome si concentra l’ultima parola (per ora). Il termine ‘panettone’ compare per la prima volta a Milano tra fine Settecento e inizi Ottocento (lo confermano i registri delle corporazioni). Le affinità siciliane restano suggestive ma senza una prova concreta che le confermi definitivamente. Insomma, il dolce simbolo del Natale italiano potrebbe non essere frutto di una sola invenzione isolata, ma il risultato di scambi secolari – una storia che attraversa tutta l’Italia.
La battaglia sul suo luogo d’origine non si chiuderà qui. Nel frattempo però sulle tavole natalizie – qualsiasi nome portino – i panettoni continueranno a farla da padroni da Milano fino a Palermo.