Mostre weekend in Italia: da Carla Accardi a Ignazio Gardella, i tesori di Palermo e Alessandria

Esplora Giappone

info@esploragiappone.it

7 Gennaio 2026

Palermo, 7 gennaio 2026 – La Sicilia dei tesori riapre il sipario sulle sue radici più profonde con una mostra che da oggi accende i riflettori su Palermo, richiamando appassionati e studiosi da tutta Italia. Mentre qui si celebra l’arte e la tradizione, ad Alessandria si rende omaggio a Ignazio Gardella, architetto che ha lasciato un segno indelebile nell’architettura italiana del Novecento. Due eventi distanti ma legati da un unico filo: la memoria culturale e la voglia di riscoprire un patrimonio prezioso.

Palermo rivive nei suoi gioielli siciliani

Dal primo pomeriggio, le sale di Palazzo Abatellis hanno aperto le porte alla mostra “Gioielli di Sicilia: Storie di pietre e di mani”, promossa dall’assessorato regionale ai Beni culturali. Qui sono raccolti una ottantina di pezzi unici: anelli, collane, spille e altri monili provenienti da collezioni pubbliche e private dell’isola. A colpire è la cura nei dettagli, le lavorazioni in filigrana d’oro e argento ispirate ai motivi arabo-normanni, senza dimenticare i cammei in corallo di Sciacca.

«Volevamo raccontare non solo l’abilità degli artigiani ma anche il lungo intreccio di popoli e culture», ha detto l’assessore Francesco Scarpinato durante l’inaugurazione. Il percorso – ideato dallo storico dell’arte palermitano Giovanni Mendola – parte dai reperti antichi ritrovati a Siracusa e Selinunte per arrivare ai gioielli degli orafi contemporanei di Catania. Nel mezzo c’è spazio per i monili delle famiglie nobili tra Sette e Ottocento, con sigilli decorati da stemmi araldici.

Nel cortile d’ingresso, poco dopo le 15, già si radunava una piccola folla: molti visitatori avevano taccuini in mano per annotare ogni dettaglio mentre ammiravano una collana di corallo rosso del 1768 proveniente dal Museo Pepoli di Trapani. «È una delle lavorazioni più complesse che conosciamo», ha confidato Mendola a margine dell’apertura. La mostra resterà aperta fino al 24 febbraio; il biglietto intero costa 10 euro, con riduzioni per studenti e over 65.

Alessandria celebra Ignazio Gardella

Quasi quarant’anni dopo la realizzazione del celebre Teatro Regionale e della Biblioteca civica, Alessandria torna a guardare a Ignazio Gardella con una retrospettiva ospitata a Palazzo Monferrato. L’iniziativa, promossa dalla Fondazione Gardella con il sostegno del Comune, mette insieme disegni originali, foto d’epoca, modellini in legno e plastici che ricostruiscono passo dopo passo il lavoro dell’architetto.

Nato a Milano nel 1905 ma profondamente legato ad Alessandria, Gardella viene raccontato attraverso alcune delle sue opere più famose: dalla “Casa alle Zattere” di Venezia agli edifici residenziali genovesi fino alle architetture razionaliste degli anni Trenta. Il percorso espone anche la sua corrispondenza con Gio Ponti e Franco Albini: lettere dense di appunti tecnici e idee sulla città del futuro.

Ieri pomeriggio, durante la visita stampa guidata da Valeria Carullo, curatrice della mostra, si è parlato della sua «semplicità apparente». «Gardella si inserisce nel paesaggio urbano senza clamore», ha spiegato Carullo. Tra le opere in mostra spicca il progetto incompiuto della Nuova Stazione ferroviaria di Alessandria. «Qui si vede tutta la sua visione: razionalità sì, ma sempre con un occhio all’uomo», ha aggiunto la curatrice.

La rassegna sarà aperta fino al 17 marzo tutti i giorni dalle 10 alle 18; ingresso gratuito.

Un legame sottile tra Palermo e Alessandria

Da un lato c’è Palermo che celebra la memoria degli artigiani dietro ai piccoli grandi capolavori nati spesso in botteghe familiari; dall’altro Alessandria che torna su un’eredità fatta di cemento trasformato in forma viva che dialoga con il paesaggio.

Entrambe le mostre cercano di coinvolgere scuole, associazioni culturali e famiglie. A Palermo sono previsti laboratori per bambini dedicati alla lavorazione del corallo; ad Alessandria incontri pubblici con storici dell’architettura. Un modo concreto per ricordarci che il patrimonio culturale italiano – fatto di oggetti, edifici e saperi tramandati – resta vivo solo se lo raccontiamo ogni giorno e lo condividiamo con tutti.

×