Maria Luisa Anele esplora il poliamore nel nuovo film di Paolo Calabresi Prendiamoci una pausa

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9 Gennaio 2026

Roma, 9 gennaio 2026 – Nel panorama del cinema italiano si accende oggi un nuovo riflettore su “Prendiamoci una pausa”, il film di Christian Marazziti in arrivo nelle sale tra fine inverno e inizio primavera. Il regista romano, già conosciuto per “E buonanotte” e “Sconnessi”, torna con una commedia corale che racconta i rapporti umani – amicizie, amori, routine – immersi in una metropoli che assorbe e restituisce storie quotidiane.

Il cast: volti noti con nuove sfumature

A guidare il racconto di Marazziti c’è un gruppo di attori familiari al grande pubblico, insieme a qualche volto meno noto ma altrettanto efficace. Protagonista è Massimo Poggio, che interpreta Giulio, un manager in crisi esistenziale di fronte a un bivio: continuare a inseguire ritmi soffocanti o prendersi finalmente una pausa. Poggio ha raccontato, durante una pausa dalle riprese nei pressi di Monti Tiburtini, come il suo personaggio sia “un uomo che corre dietro a tutto ma si dimentica di sé. L’ho sentito molto vicino”.

Al suo fianco c’è Miriam Dalmazio nel ruolo di Elena, compagna di Giulio e psicologa dal carattere pratico. La sua figura è il vero punto d’equilibrio del racconto, senza bisogno di clamori. Dalmazio spiega come il film “affronti con coraggio l’ansia da prestazione anche nelle relazioni, con leggerezza ma senza nascondersi”. Completa il terzetto centrale Marco Bonini, ben noto tra fiction e cinema, nei panni di Claudio, amico storico della coppia.

Ma non finiscono qui i personaggi: nel cast anche Paola Minaccioni, che porta ironia e un pizzico di cinismo nella parte della vicina invadente; poi Andrea Sartoretti, noto da “Romanzo Criminale”, interpreta un collega apparentemente spietato ma pieno di dubbi. Piccoli camei sono affidati a Corrado Fortuna e alla giovane esordiente Ludovica Coscione, già definita sul set come una “sorpresa fresca”, parole dello stesso Marazziti.

Vita urbana e temi comuni

Girato soprattutto a Roma, tra quartieri come Ostiense e Monteverde, il film si muove tra situazioni che molti conoscono bene. La sceneggiatura – firmata da Marazziti con Gianluca Ansanelli – mette a fuoco la pressione della vita moderna: lavoro senza pause, rapporti spesso ridotti a messaggi su chat e social, piccoli sabotaggi della quotidianità. “C’è una stanchezza collettiva che rischia di diventare silenziosa”, ha detto il regista durante un incontro stampa vicino al set all’Eur.

Lo spettatore segue le giornate tipo dei protagonisti: sveglie prima dell’alba, caffè presi al volo al bar sotto casa (il “San Carlo” all’angolo di via Oderisi da Gubbio), l’ufficio raggiunto tra il traffico caotico della Cristoforo Colombo. Dettagli minuti che restituiscono un’immagine vera – soprattutto per chi conosce la città – senza cadere nella caricatura.

Sul set e l’attesa del pubblico

Durante le riprese – alcune notturne nelle strade semi deserte vicino a Piazza Fiume – l’atmosfera è rimasta sempre vivace. Poggio ha ammesso: “Lavorare con Christian significa entrare in una squadra dove ognuno può dire la sua”. Minaccioni ha sottolineato la leggerezza: “Qui si ride davvero anche fuori scena. Abbiamo improvvisato parecchio”.

Le prime immagini pubblicate sui social ufficiali hanno già acceso la curiosità. Commenti come “finalmente una commedia su quello che viviamo tutti i giorni” sono arrivati da più parti. Altri utenti chiedono quando esce nelle sale. La distribuzione sarà affidata a Notorious Pictures, che prevede anteprime nelle principali città italiane fra fine febbraio e metà marzo.

Fermarsi per ripartire

“Prendiamoci una pausa” non offre risposte semplici. La scelta di fermarsi o almeno rallentare viene raccontata senza edulcorazioni o moralismi inutili. Marazziti – figlio d’arte cresciuto nel quartiere Trieste – ricorda come “la vera pausa sia guardarsi allo specchio senza troppa paura”. Il film vuole raccontare non solo la fatica ma anche le possibilità che nascono quando ci si ferma un attimo.

In attesa della prima nazionale, i protagonisti sono ottimisti: “Non volevamo insegnare niente”, dice Dalmazio, “solo condividere storie”. E chissà se tra le sale buie di marzo qualcuno sentirà davvero il bisogno di fermarsi un attimo – magari per un sorriso o per iniziare una piccola rivoluzione personale.

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