Liverpool illumina la casa d’infanzia di John Lennon per i 45 anni dalla sua morte

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9 Dicembre 2025

Liverpool, 9 dicembre 2025 – Nella sua camera da letto a “Mendips”, in Menlove Avenue, il giovane John Lennon passava ore interminabili, tra compiti e la radio sempre accesa, nei primi anni ’50. Quel piccolo spazio al piano superiore di una casa borghese, all’angolo tra Woolton e il centro città, è diventato nel tempo uno dei luoghi simbolo non solo dell’infanzia di uno dei fondatori dei Beatles, ma anche della musica britannica. Eppure, a distanza di decenni, quella stanza conserva ancora un’aria quotidiana: carta da parati floreale, una scrivania usurata, la vista sul cortile sul retro. E una targa sobria all’ingresso che ogni anno richiama migliaia di fan.

Le origini di una leggenda fra le mura di casa

Stando agli storici locali, “Mendips”, comprata dalla zia Mimi Smith nel 1945, fu il rifugio dove John Lennon mosse i suoi primi passi creativi. Nei pomeriggi d’inverno – con la scuola che finiva alle 15.30 e i bus che passavano ogni dieci minuti – John si rinchiudeva lì a leggere, spesso fumando di nascosto dalla zia, che cercava di tenerlo occupato tra libri e pianoforte. Sul comodino stava una copia malconcia di “Alice nel Paese delle Meraviglie”, vicino al taccuino dove annotava frasi sparse, poi diventate versi famosi. “Era testardo, chiuso in sé stesso, ma a modo suo brillante”, ricordava Mary Robinson, la vicina che da ragazzina lo vedeva spesso sporgersi alla finestra nelle sere d’estate.

Non era certo una stanza lussuosa: pochi mobili, la carta da parati cambiata solo una volta in tanti anni, un letto singolo con molle che cigolavano ad ogni minimo movimento. Ma proprio lì – raccontano i biografi – nacquero le prime melodie semplici, qualche giro di accordi con una chitarra prestata da un compagno di scuola. “La musica era per lui una via d’uscita”, ha raccontato Paul McCartney in un’intervista alla BBC del 1995. “Sapeva già trasformare i sogni in canzoni”.

Un luogo di pellegrinaggio per migliaia di fan

Oggi “Mendips” è sotto la tutela del National Trust britannico. Secondo i dati dell’ente, sono quasi 25mila i visitatori all’anno che varcano quella porta al civico 251 di Menlove Avenue: appassionati dei Beatles arrivati da ogni angolo del mondo per vedere dove iniziò l’inquietudine creativa del ragazzo di Liverpool. Le visite guidate si tengono dal martedì alla domenica, dalle 10 alle 16.30; il biglietto intero costa 14 sterline, con riduzioni per studenti e minorenni. Nelle mattine di dicembre – raccontano le guide – non si fanno mai code; ma d’estate capita spesso dover aspettare fuori sul marciapiede.

La camera si visita in silenzio. Sul muro si vedono ancora alcune scritte fatte a matita (iniziali e bozze di parole), ora protette da una lastra trasparente. Accanto ci sono fotografie in bianco e nero: John a sei anni, la zia Mimi davanti al cancello d’ingresso, la madre Julia durante le visite domenicali d’autunno. “Quando sono qui mi sento davvero vicino a lui”, ha detto Jane, turista australiana di 47 anni in fila con sua figlia adolescente.

L’impronta indelebile sulla città e sulla musica

La storia di Mendips si intreccia con quella di Liverpool stessa. Gli storici sottolineano come la città abbia mantenuto vive le tracce della sua generazione più inquieta: “Qui Lennon imparò a guardare il mondo con occhi diversi”, spiega David Bedford, autore di vari libri sulla scena musicale locale. La casa non è solo memoria familiare ma è diventata un simbolo della rinascita urbana degli anni ‘60 e ‘70.

Nel quartiere si respira ancora un’atmosfera speciale: a pochi passi dalla porta passano bambini diretti alla scuola Dovedale Primary; i negozianti ricordano ancora le file fuori dalla casa nei giorni degli anniversari importanti. Le autorità locali lavorano da tempo per conservare l’identità del luogo: “È un patrimonio comune”, dice Susan Williams del consiglio comunale, “non solo dei fan dei Beatles”.

Un’eredità che va oltre il semplice ricordo

Oggi Mendips è tappa obbligata per chi ama la band più famosa del Novecento; ma il suo valore supera la nostalgia semplice. Qui si racconta – tra mobili semplici e mura tappezzate – la storia di un ragazzo che avrebbe cambiato per sempre la cultura pop mondiale. E Liverpool continua a custodire quella stanza affacciata sul cortile: un piccolo santuario domestico dove tutto sembra fermo nel tempo. Forse questa è l’unica vera magia che resiste all’usura degli anni.

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