La leggendaria collezione di Madame Ayoub: 126 abiti Dior all’asta a Parigi il 29 gennaio

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12 Gennaio 2026

Parigi, 12 gennaio 2026 – Il prossimo 29 gennaio, a Parigi, nella storica sede della casa d’aste Drouot, andranno all’incanto 126 abiti di haute couture tratti da una delle collezioni private più ambite d’Europa. L’appuntamento, che da settimane tiene banco nel mondo della moda e del collezionismo, mette in mostra un vero e proprio viaggio lungo più di cinquant’anni di costume internazionale. Dietro questa vendita c’è il lavoro e la passione di una famiglia francese – il cui nome resta riservato – che ha custodito ogni singolo pezzo con cura quasi maniacale. Perché mettere tutto in vendita? Gli organizzatori raccontano che è la volontà di “dare a questi abiti nuove vite e nuovi sguardi”.

Un racconto di stile e storia

Dalle vetrine di Place Vendôme alle passerelle di Avenue Montaigne, si snoda la storia degli abiti couture in catalogo, pronti a passare sotto il martelletto. Tra i nomi spiccano icone come Christian Dior, Yves Saint Laurent, Balenciaga e Givenchy. Ma non mancano firme meno note, come Grès o Jean Patou, a dimostrare l’ampiezza della collezione.

I 126 pezzi, datati tra il 1952 e il 2005, sono stati controllati da esperti della Fédération de la Haute Couture et de la Mode. Ogni capo ha una scheda dettagliata accompagnata da foto in alta definizione. “Alcuni abiti erano stati confezionati su misura per attrici o ambasciatrici”, racconta Catherine Maréchal, consulente moda chiamata dalla casa d’aste. “Si sente nelle cuciture, nei tessuti usati: c’è un vero culto della perfezione”.

Mercato in fermento

Non è una sorpresa che le aste di moda stiano vivendo un nuovo slancio: nel 2025 le vendite in Europa hanno superato i 30 milioni di euro, con Parigi che guida questa ripresa insieme a Londra. Da Sotheby’s spiegano che “oggi il pubblico cerca pezzi unici con certificazioni precise”. Per i collezionisti – non solo francesi ma anche provenienti da Stati Uniti, Giappone e Qatar – questa asta rappresenta un’occasione rara.

Le previsioni parlano di prezzi che vanno dai 1.500 ai 60.000 euro per singolo capo, con alcuni lotti già prenotati in anteprima da musei importanti. L’asta comincerà alle 15:00 nella grande sala al piano terra del palazzo Drouot; chi vorrà potrà ammirare gli abiti durante l’esposizione pubblica dal 25 al 28 gennaio.

Curare ogni dettaglio

La collezione si distingue per l’eccellente stato di conservazione dei capi. “Ogni abito è stato tenuto in custodie traspiranti e protetti dalla luce”, spiega François Delacourt, archivista che segue i preparativi da sei mesi. Un particolare non passato inosservato agli acquirenti: alcuni hanno richiesto esami tessili approfonditi e controlli sulle etichette originali. “La tracciabilità conta molto”, aggiunge Delacourt, “soprattutto oggi che anche nel mercato di alto livello girano falsi”.

Nel catalogo digitale ogni capo è corredato da una breve storia sull’acquisto originale: alcuni provengono da eventi mondani parigini degli anni Sessanta, altri sono legati a famiglie nobiliari italiane o spagnole.

Parigi sotto i riflettori mondiali

In questa edizione si fa sentire anche l’impatto internazionale dell’appuntamento. Molti lotti potranno essere aggiudicati tramite piattaforme online – Drouot Live in testa – aprendo così la porta a nuovi collezionisti digitali. La casa d’aste segnala che quasi il 60% delle richieste arriva dall’estero.

Gli esperti puntano sull’effetto traino della collezione: “Raramente si vede riunita una selezione così variegata e ben conservata”, osserva Sylvain Lefèvre, direttore della sezione moda antica di Drouot. E Parigi conferma ancora una volta il suo ruolo da capitale mondiale della couture: “Per noi è un evento importante,” dice Lefèvre, “ma anche un omaggio all’artigianato che rende unica questa città”.

La speranza degli organizzatori – e qui si chiude il cerchio – è che il 29 gennaio non sia solo un momento per addetti ai lavori ma anche per il grande pubblico. Dove finiranno quei 126 abiti? Negli armadi privati sugli Champs-Élysées o nelle teche dei musei di New York? Solo allora sapremo come continuerà la loro storia.

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