Giappone rivoluziona il silenzio: arriva il rumore educato per gestire i suoni indesiderati

Sara Gelmini

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7 Gennaio 2026

Roma, 7 gennaio 2026 – L’acqua e le emozioni si intrecciano ogni giorno, spesso in modo silenzioso ma potente. Dal mormorio sommesso dei templi antichi al brusio elettronico dei centri commerciali moderni, l’acqua ha sempre avuto un ruolo fondamentale nel coprire quello che non si vuole sentire. O meglio, ciò che la società decide di attenuare. Nelle sacre mura della Grecia di un tempo, il rumore di fontane e ruscelli soffocava le parole dei fedeli; oggi accade tra le piastrelle fredde dei bagni pubblici o nei corridoi affollati degli ipermercati, dove sensori fanno scattare getti d’acqua che cancellano voci, sospiri, a volte anche pensieri.

Dai templi alle città moderne: un filo che scorre

Un tempo il suono dell’acqua non serviva solo a rinfrescare o decorare, ma aveva un senso profondo. I sacerdoti di Delfi, come racconta Pausania nel II secolo d.C., sapevano bene quanto fosse utile avere fontane per “diluire il peso delle parole”. Le chiacchiere si mescolavano allo scorrere dei rivoli e lentamente si disperdevano. Anche negli antichi palazzi romani o nei cortili andalusi l’acqua che scorreva non era solo una questione estetica: serviva a controllare i rumori – o il silenzio – da mantenere.

Oggi lo stesso principio è rimasto, anche se la tecnologia ha cambiato i modi. I sensori nelle toilette delle stazioni di Termini o Porta Susa – tanto per fare qualche esempio – si attivano quando ci si avvicina al lavabo. L’acqua parte e per qualche secondo copre ogni altro suono. “L’abbiamo pensato per tutelare la privacy”, spiega Antonio Reggiani, progettista di impianti pubblici a Milano. “Non si tratta solo di risparmiare acqua: è soprattutto una questione di comfort”.

L’acqua come filtro sociale

Dietro a questi accorgimenti c’è una consapevolezza antica: il suono dell’acqua calma, distrae e protegge. Nelle hall degli alberghi romani o nelle gallerie del centro di Torino, piccoli ruscelli e cascate artificiali servono proprio a questo scopo. “Aiutano a schermare le conversazioni”, racconta Giulia Ferranti, receptionist in un hotel del quartiere Prati. “La gente si sente meno osservata”. Non è solo una sensazione: uno studio pubblicato su Environmental Psychology nel 2024 mostra che chi sta vicino a una fonte d’acqua sonora percepisce sicurezza e relax con un aumento del 18% rispetto a chi resta in ambienti silenziosi.

Lo stesso meccanismo vale in casa: le docce multifunzione – quelle con effetto pioggia e luci colorate – sono pensate (oltre che per l’igiene) per offrire una pausa sensoriale. Molti utenti ammettono di usarle “per riflettere meglio”, “per isolarsi” o – come confida un padre di due figli al centro commerciale Euroma2 – “per prendere fiato dalle urla della giornata”.

Nuove tecnologie, vecchi bisogni

In questo continuo gioco tra società e tecnologia, l’acqua resta la soluzione preferita per gestire suoni e silenzi scomodi. I sensori nei servizi pubblici, ad esempio, limitano i contatti diretti – tema sempre più attuale dopo il Covid-19 – ma nello stesso tempo offrono un sottofondo familiare e costante. Così nelle toilette delle grandi catene come Coop a Firenze o Esselunga a Milano il getto automatico accompagna gesti e pause, smorzando parole non dette.

L’ingegnere ambientale Serena Manzi, docente alla Sapienza di Roma, parla di “un patto non scritto tra spazio pubblico e individuo”. L’acqua che scorre crea un microclima acustico dove “ci sentiamo meno esposti e più liberi di comportarci come vogliamo”. È questa l’eredità dei templi antichi: poco importa se oggi il ruscello parte solo con un gesto della mano; la funzione rimane la stessa.

Tradizione e futuro: l’acqua come alleata

Nei prossimi anni, secondo i dati sul settore dell’arredo urbano, crescerà l’uso di dispositivi che combinano suoni d’acqua e tecnologia domotica. Gli architetti parlano già di “fontane digitali” e spazi immersivi nei nuovi poli direzionali in costruzione tra Bologna e Milano. Eppure la domanda resta quella di sempre: quanto vogliamo sentire? E cosa invece preferiamo lasciare scorrere via?

Così l’acqua, dai templi antichi ai centri commerciali del XXI secolo, continua a segnare il confine tra ciò che si può dire… e ciò che è meglio far cadere nel silenzio.

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