Tokyo, 12 gennaio 2026 – Il Governo giapponese ha dato il via oggi a un progetto pilota per l’estrazione di terre rare dai fondali oceanici, a circa 1.900 chilometri a sud-est di Tokyo, vicino alla costa di Minamitori. Il piano, sostenuto dal Ministero dell’Economia, del Commercio e dell’Industria, vuole rispondere alla crescente domanda industriale interna e ridurre la dipendenza dalla Cina, che attualmente domina oltre il 60% del mercato mondiale di questi elementi.
Le terre rare: la sfida per il futuro della tecnologia
Da stamattina una piattaforma oceanica chiamata “Shin Kai” ha iniziato le prove sul fondale del Pacifico. L’obiettivo – dicono fonti del ministero – è capire se è possibile estrarre in modo efficace ossidi di neodimio, disprosio, praseodimio e altri materiali fondamentali per batterie, magneti e motori elettrici. “La nostra industria elettronica e automobilistica ha bisogno di forniture sicure. Solo così possiamo restare competitivi nel mondo”, ha detto il viceministro all’Industria, Takashi Yamada, davanti ai giornalisti a Kasumigaseki.
Minamitori: una scoperta che può cambiare le carte in tavola
Nel 2018 i ricercatori della Japan Agency for Marine-Earth Science and Technology (JAMSTEC) avevano già individuato grandi depositi di terre rare nei sedimenti marini attorno all’atollo di Minamitori. Parliamo di concentrazioni fino a mille volte superiori rispetto alle miniere tradizionali, come dimostrano i dati pubblicati su “Scientific Reports”. Le attività previste coprono una zona di oltre 2.500 chilometri quadrati, con dragaggi sperimentali tra i 5.000 e i 6.000 metri di profondità.
Ambiente in bilico: critiche e precauzioni
Il fronte ambientale resta caldo e molto dibattuto. Gruppi come Greenpeace Japan hanno espresso “forte preoccupazione” per i possibili danni agli ecosistemi marini causati dall’attività mineraria in mare aperto. “Non sappiamo ancora quali saranno gli effetti a lungo termine – avverte l’oceanografa Junko Watanabe –. La biodiversità degli abissi va tutelata: ogni intervento deve poter essere fermato se necessario”. Il Ministero dell’Ambiente promette controlli severi: monitoraggi costanti delle acque e pubblicazione mensile dei dati sugli eventuali cambiamenti nella flora e fauna locali.
Un business da miliardi tra geopolitica e indipendenza
Secondo stime prudenziali riportate dal quotidiano economico Nikkei, il valore delle terre rare estratte da Minamitori potrebbe superare i 2 miliardi di dollari all’anno. Per il Giappone sarebbe non solo una spinta verso l’autonomia rispetto ai mercati esteri ma anche un tassello importante nella strategia geopolitica verso Pechino e Washington. L’esecutivo guidato da Fumio Kishida ha voluto sottolineare che “non si tratta solo di industria”: avere il controllo diretto delle materie prime critiche sarà “una priorità strategica nei prossimi dieci anni”, ha detto lo stesso premier nell’ultimo Consiglio dei Ministri.
Tecnologia giapponese all’avanguardia e collaborazioni internazionali
Il progetto coinvolge aziende come Mitsubishi Materials e Sumitomo Metal Mining, mentre sul versante scientifico lavorano le università di Tokyo e Tohoku. Sono stati realizzati nuovi robot subacquei chiamati “Deep Digger” in grado di operare a grandi profondità senza pilota, inviando dati in tempo reale ai laboratori sulla terraferma. Se la sperimentazione avrà successo, il Giappone punta a esportare questa tecnologia anche all’estero: fonti giapponesi confermano contatti con operatori australiani interessati a questo sistema.
Prossimi passi: attesa e tensione
Il test durerà almeno sei mesi, dopodiché saranno rese note le prime valutazioni sull’impatto ambientale e sulla sostenibilità economica dell’estrazione su vasta scala. Nel frattempo la questione divide anche il Parlamento: l’opposizione socialdemocratica chiede “massima trasparenza” e la creazione di una commissione parlamentare d’inchiesta. Resta aperto il nodo cruciale della convivenza tra sviluppo industriale e tutela degli oceani: sarà qui che si giocherà una fetta importante della strategia energetica nipponica dei prossimi anni.