Roma, 5 gennaio – Nel dicembre appena trascorso, il settore manifatturiero giapponese ha mostrato una crescita modesta ma importante, come rivelano i dati pubblicati questa mattina da S&P Global e Jibun Bank. L’indice Pmi manifatturiero ha segnato 47,9 punti, in leggero aumento rispetto ai 47,7 di novembre, accennando così un timido miglioramento dopo mesi fermi. Gli esperti di Tokyo seguono con attenzione questo andamento: anche se il valore resta sotto la soglia di 50, che separa la crescita dalla contrazione, sembra che il settore stia iniziando a cambiare passo.
Indice Pmi: piccoli segnali di ripresa
Il dato diffuso alle 8.45 ora locale riflette un quadro industriale ancora prudente, ma con qualche segno di ripresa. Questa lieve crescita è stata favorita soprattutto da una domanda interna che comincia a risollevarsi e da un calo delle pressioni sui costi dell’energia, due elementi che avevano penalizzato il settore negli ultimi mesi. “Si può essere moderatamente ottimisti – spiega Hideki Matsumoto della Jibun Bank – anche se è troppo presto per parlare di una vera ripresa”.
Il contesto generale resta però fragile. Molti operatori riferiscono di un calo negli ordini dall’estero, soprattutto dalla Cina e dai Paesi ASEAN. D’altro canto, le aziende dell’automotive e dell’elettronica – colonne portanti dell’economia nipponica – hanno iniziato a registrare ordini più stabili e qualche segnale positivo in vista del primo trimestre del 2026.
Inflazione sotto controllo, ma la domanda estera preoccupa
Nel cuore finanziario di Tokyo, Marunouchi, si respira una cauta fiducia. La Banca del Giappone, stando a fonti vicine al consiglio direttivo, continua a tenere d’occhio l’andamento dei prezzi industriali e l’effetto degli aumenti salariali decisi dalle grandi aziende nel corso del 2025. “L’inflazione resta contenuta sia sui beni di consumo sia sulle materie prime”, spiegano da Nomura Securities. Il vero nodo è però la domanda globale: le incognite legate all’andamento economico europeo e ai nuovi dazi americani pesano sull’orizzonte dei prossimi mesi.
Sul mercato interno i numeri parlano di una crescita moderata delle vendite al dettaglio e di una tenuta della fiducia nelle imprese medio-piccole. Le realtà più piccole però fanno ancora fatica a tornare ai livelli pre-pandemia: secondo la Japan Small Business Association “molti imprenditori restano prudenti sugli investimenti in macchinari e formazione”.
Mercati cauti ma ottimisti per il 2026
Le borse asiatiche hanno reagito con un moderato ottimismo alla pubblicazione dell’indice Pmi. A metà giornata il Nikkei 225 era in lieve rialzo (+0,3%), sostenuto dai titoli dei grandi esportatori e delle società legate ai semiconduttori. Gli operatori puntano su una graduale normalizzazione delle filiere globali nel corso dell’anno. Nel frattempo Toyota e Hitachi hanno già confermato l’intenzione di mantenere stabile la produzione almeno fino a marzo.
Tra gli investitori stranieri però si percepisce ancora prudenza. Reuters Tokyo riferisce che molti fondi preferiscono aspettare dati più concreti sulla ripresa dei consumi in Asia prima di rafforzare la loro presenza sul mercato giapponese.
“Il Giappone ha retto bene alle difficoltà recenti – commenta Makoto Hara dell’Istituto Daiwa – ma ora serve uno scatto sulla digitalizzazione e sulla produttività”. E aggiunge: “Non basta più solo la qualità dell’export; servono innovazione e politiche concrete per sostenere il manifatturiero”.
Sfide aperte per l’industria nipponica
Guardando avanti, gli analisti prevedono un consolidamento lento per il manifatturiero giapponese. I principali problemi restano la concorrenza agguerrita della Corea del Sud e della Cina, i costi delle materie prime e la scarsità di lavoratori specializzati. Il governo guidato da Fumio Kishida ha ribadito nelle ultime settimane l’impegno a supportare le aziende con incentivi fiscali e programmi dedicati alla digitalizzazione.
In sintesi, dicembre porta qualche segnale positivo – con l’indice Pmi in salita, mercati stabili ma prudenti – ma il vero banco di prova per il 2026 sarà la capacità dell’industria giapponese di adattarsi a un contesto internazionale ancora difficile. Per molti nel settore c’è una parola d’ordine: pazientare. Solo così si potrà parlare davvero di una ripresa solida.