Giappone, allarme tsunami. Quando si verifica e come si formano.

Giappone, allarme tsunami. Quando si verifica e come si formano.

Giappone, allarme tsunami. Quando si verifica e come si formano.

Rosa Mancuso

info@esploragiappone.it

9 Dicembre 2025

Un terremoto di magnitudo 7.6 ha colpito ieri, alle 15.15 ora italiana, la costa nord-orientale del Giappone, con epicentro localizzato in mare, a circa 50 chilometri di profondità, al largo della prefettura di Aomori. L’evento ha provocato oltre trenta feriti e danni diffusi, innescando l’immediata attivazione dell’allerta tsunami nelle regioni di Hokkaido, Aomori e Iwate. Quasi 100mila persone sono state evacuate in poche ore, mentre le autorità hanno chiesto massima prudenza e attenzione. Ma cosa sono esattamente gli tsunami? E come si formano queste onde che, nella memoria collettiva giapponese, evocano ancora il ricordo del devastante maremoto del 2011?

Cos’è uno tsunami e perché il Giappone è così esposto

Il termine tsunami deriva dal giapponese e significa letteralmente “grande onda nel porto”. Si tratta di un fenomeno naturale che si manifesta con onde marine di grande energia, generate da movimenti improvvisi del fondale oceanico. In Giappone, la minaccia è costante: il Paese si trova infatti lungo la cosiddetta “cintura di fuoco” del Pacifico, una delle aree più sismiche del pianeta. Qui, la placca pacifica si scontra con quella euroasiatica, accumulando energia che, quando viene rilasciata bruscamente, può provocare terremoti e, in alcuni casi, tsunami.

Secondo le prime ricostruzioni fornite dall’Agenzia meteorologica giapponese, la scossa di ieri ha avuto caratteristiche simili a quelle che nel marzo 2011 causarono il disastro di Fukushima. Allora, un’onda alta oltre dieci metri travolse la costa nord-orientale, lasciando dietro di sé migliaia di vittime e danni incalcolabili.

Giappone, allarme tsunami. Quando si verifica e come si formano.
Giappone, allarme tsunami. Quando si verifica e come si formano.

Come si forma uno tsunami: le tre fasi principali

Gli tsunami non sono semplici onde superficiali. Si originano quando un evento improvviso – tipicamente un terremoto sottomarino – sposta una grande massa d’acqua. Gli esperti distinguono tre fasi principali nella formazione di uno tsunami.

La prima fase è quella della generazione: un sisma o una frana sottomarina provoca un sollevamento o un abbassamento improvviso del fondale marino. Questo movimento spinge l’acqua verso l’alto, creando una serie di onde che si propagano in tutte le direzioni.

Segue la fase di propagazione. Le onde si muovono a velocità molto elevate – anche oltre 700 chilometri orari in mare aperto – ma con altezze spesso modeste, tanto da risultare quasi invisibili alle imbarcazioni. Solo avvicinandosi alla costa, dove il fondale si fa meno profondo, l’onda rallenta e cresce in altezza.

Infine, la fase di inondazione: l’onda raggiunge la terraferma e può travolgere tutto ciò che incontra. In quel momento, la forza distruttiva dello tsunami si manifesta in pieno. “Non c’è modo di fermare un’onda di queste dimensioni”, ha spiegato ieri un funzionario della protezione civile giapponese ai media locali.

Allerta tsunami: come funziona il sistema giapponese

Dopo la scossa di ieri, le sirene hanno iniziato a suonare nelle città costiere di Hokkaido e Aomori. Le autorità hanno ordinato l’evacuazione immediata delle aree più esposte: scuole chiuse, treni sospesi, traffico bloccato lungo le principali arterie verso l’interno. “Abbiamo imparato la lezione del 2011”, ha confidato un residente di Miyako ai cronisti accorsi sul posto.

Il sistema di allerta giapponese è tra i più avanzati al mondo. In pochi minuti dall’evento sismico, i dati vengono analizzati e trasmessi a livello nazionale tramite radio, tv e smartphone. Secondo quanto riferito dall’Agenzia meteorologica, l’allerta resta alta almeno fino a quando non si esclude il rischio di onde anomale.

Il rischio oggi: cosa sappiamo dopo il terremoto

Al momento, secondo le autorità locali, non sono state segnalate onde di grande altezza come quelle del 2011. Tuttavia, il rischio non è mai nullo: anche onde di pochi metri possono causare danni ingenti nelle zone costiere densamente abitate. “Meglio evacuare subito che rischiare”, ha detto un funzionario della prefettura di Iwate.

Il Giappone resta dunque in stato di massima attenzione. Le immagini trasmesse dalle tv locali mostrano file ordinate di cittadini in fuga verso i centri di raccolta allestiti nelle scuole e nei palazzetti dello sport. Un copione già visto, ma che ogni volta riporta alla memoria la fragilità del territorio e la forza imprevedibile della natura.

In attesa che l’allerta venga revocata, la popolazione segue con apprensione gli aggiornamenti ufficiali. E intanto si interroga: quanto siamo davvero preparati al prossimo tsunami?

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