Export Italia 2026: superato il Giappone e record storico da 73 miliardi nell’alimentare

Sara Gelmini

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7 Gennaio 2026

Milano, 7 gennaio 2026 – Malgrado le tensioni geopolitiche e le incertezze su dazi e tassi di cambio, le esportazioni italiane non rallentano. Nel 2026, secondo i dati diffusi oggi dall’Istat, le vendite del made in Italy all’estero dovrebbero crescere dell’1,6% rispetto al 2025, un ritmo doppio rispetto all’anno scorso. Un risultato che, per gli analisti, “dimostra la forza del tessuto produttivo italiano anche in un momento di grande incertezza globale”.

Export italiano in crescita nonostante il clima internazionale difficile

I numeri dell’Istituto nazionale di statistica parlano chiaro: a spingere la ripresa sono soprattutto i settori della meccanica strumentale, dell’agroalimentare e della moda, tradizionalmente punti di forza del Paese. “Questo dato è importante – ha spiegato stamattina Paola Pagnini, responsabile economia di Istat – soprattutto se si guarda alla frenata di molte economie partner”. A trainare maggiormente sono le regioni del Nord, con Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna che restano saldamente in testa per valore esportato.

A dare una mano ci pensa anche la domanda stabile dai mercati statunitensi e mediorientali. “Pensavamo sarebbe calata – ammette Franco Fabbri, titolare di una media impresa tessile lombarda – invece, per ora, gli ordini non mancano”.

Dazi e cambio euro-dollaro: l’impatto resta sotto controllo

Le paure legate ai nuovi dazi commerciali imposti da alcuni Paesi e alle recenti oscillazioni tra euro e dollaro avevano sollevato dubbi sulle vendite all’estero. Eppure il settore tiene botta. “Abbiamo dovuto rivedere qualche politica sui prezzi, soprattutto verso i clienti extra-Ue – spiega Marco Dotti, direttore export di un’azienda marchigiana di arredamento – ma il marchio italiano resta molto richiesto”. Anzi, il deprezzamento dell’euro nell’ultimo trimestre del 2025 ha dato una mano ad alcune filiere.

Secondo l’Istat, tra gennaio e novembre 2025 l’export verso gli Stati Uniti è aumentato del 3,2%, mentre quello verso l’Asia ha segnato un +2%. Qualche flessione invece si registra nelle spedizioni verso Russia e alcuni mercati africani.

Le previsioni per il 2026: fiducia cauta ma attenzione ai rischi

L’aumento previsto dell’1,6% per il 2026 – quasi il doppio dello 0,9% stimato per il 2025 – riflette quella che l’Istat definisce una “fiducia prudente” delle imprese italiane. Resta però alta la guardia sugli sviluppi dei conflitti aperti in Medio Oriente e Ucraina. Questi potrebbero pesare sulle forniture energetiche e sui costi del trasporto.

“La situazione è molto instabile – sottolinea Roberta Marini di Confindustria – e i margini delle aziende sono messi sotto pressione dall’aumento dei costi logistici e delle materie prime”. Solo nei prossimi mesi si vedrà se questa tenuta potrà durare.

Strategie aziendali e innovazione: il made in Italy va a caccia di nuovi mercati

Molte aziende reagiscono cercando nuovi mercati emergenti e puntando sull’innovazione nei prodotti. Si vede anche un ritorno alle fiere internazionali in presenza dopo lo stop imposto dalla pandemia. “La partecipazione a Dubai è andata bene – racconta Daria Bellini, titolare di un piccolo marchio calzaturiero di Fermo – abbiamo raccolto molti contatti dalla penisola arabica”. Altre imprese, soprattutto nel settore agroalimentare, stanno provando canali digitali e nuove modalità di distribuzione.

L’Istat evidenzia come la forza del made in Italy stia nella flessibilità produttiva e nella capacità di offrire prodotti diversi. Tra gli operatori più attenti si parla anche di una riscoperta della filiera corta e del made in Italy certificato.

Il settore guarda al futuro con prudenza

Tra gli addetti ai lavori c’è chi resta guardingo. La crescita dell’export italiano è sicuramente un segnale positivo per tutta l’economia nazionale, ma non mancano le preoccupazioni. “Tutto dipenderà da come evolveranno le situazioni internazionali – conclude Roberto Albanese di Unioncamere – però il sistema produttivo mostra grande capacità d’adattamento”. Il 2026 parte bene, ma nessuno negli ambienti dell’export abbassa la guardia.

Per ora, il made in Italy continua a farsi strada nel mondo – contro ogni difficoltà.

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