Diventare mamma: 6 motivi per chiedere sostegno e superare la perfezione genitoriale

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9 Gennaio 2026

Milano, 9 gennaio 2026 – Nel cuore della vita familiare, tra le mura di casa o i corridoi di scuola, il tema della condivisione genitoriale torna spesso al centro delle discussioni. Sono molti i genitori con figli piccoli, o adolescenti, che si chiedono qual è la strada giusta da seguire: conviene puntare alla perfezione o è meglio concentrarsi su una presenza condivisa, anche se non sempre impeccabile? Una domanda che attraversa generazioni e che oggi si fa ancora più urgente, in un mondo dove il lavoro e i compiti domestici sembrano correre senza sosta.

Cercare l’equilibrio nella famiglia di oggi

Gli esperti e gli psicologi, come Franco Nembrini, pedagogista milanese, mettono in guardia dall’ossessione del genitore “perfetto”. «Spesso si resta incastrati nel dettaglio: quel gesto da manuale o la parola giusta. Ma i ragazzi – spiega Nembrini – non cercano la perfezione. Vogliono semplicemente sentirsi al centro della vita dei loro genitori, anche quando ci sono errori, stanchezza o dubbi».

Non è un caso che, secondo l’Osservatorio Nazionale sulla Famiglia, quasi il 65% di madri e padri italiani si senta inadeguato almeno una volta alla settimana. La pressione arriva spesso dai social e dal confronto con modelli irraggiungibili. Eppure, sottolineano gli specialisti, la strada per crescere figli sereni è un’altra: «Meglio sbagliare insieme – dice la psicoterapeuta Silvia Riva – piuttosto che vivere separati nei propri silenzi o seguendo regole rigide».

Quando collaborare vale più del mito del genitore perfetto

Nelle famiglie milanesi come in tante altre città italiane, la condivisione delle responsabilità – dalla cura quotidiana alle scelte educative – non è più solo una scelta ma una necessità. Una ricerca dell’Università Cattolica di Milano rivela che il 72% delle coppie oggi divide le faccende domestiche in modo più equo rispetto a dieci anni fa. Non senza fatica.

La realtà però racconta un’altra storia: le tensioni nascono spesso quando uno dei due partner si sente sotto giudizio o non supportato. Così cercare una soluzione “perfetta” diventa un problema. «Ho imparato a chiedere aiuto – racconta Martina, 38 anni, impiegata e madre di due figli a Sesto San Giovanni – all’inizio mi sentivo sempre in colpa. Poi ho capito che condividendo le difficoltà anche mio marito si fa carico di più. E i bambini lo percepiscono».

I benefici sulla crescita dei figli

Per gli psicologi dell’infanzia come Elena Fiorentini del consultorio milanese “La Cura”, i bambini cresciuti in un clima di condivisione genitoriale mostrano maggiore capacità di adattamento. Fiorentini spiega: «Non sono tanto le regole rigide o l’assenza di errori a fare la differenza. Conta molto vedere adulti che collaborano davvero, che si chiedono scusa o affrontano insieme le difficoltà». Dai dati del consultorio emerge che circa il 60% dei minori seguiti dimostra più sicurezza emotiva quando percepisce il coinvolgimento attivo di entrambi i genitori nelle decisioni.

La perfezione rischia invece di creare distanza: «I figli sentono quando non possono sbagliare – aggiunge Fiorentini – così si chiudono o si allontanano». Diverso è vedere mamma e papà discutere ma poi ricomporsi; chiedersi scusa o ridere insieme degli errori fatti durante una cena tra compiti e piatti da lavare.

Le nuove sfide della genitorialità italiana

Nell’Italia del 2026 – con lavoro flessibile e smart working imposto – cambiano anche le regole della genitorialità condivisa. Passare tempo insieme non basta: «Non conta solo esserci fisicamente – sottolinea ancora Riva – ma come ci si sta. Dieci minuti davvero vissuti possono valere più di un pomeriggio davanti alla TV». E se la scuola resta fondamentale per l’autonomia dei figli, è la casa il luogo dove si costruisce la fiducia.

Alla fine della giornata, tra ansie da prestazione e discussioni sul menù della cena, resta un insegnamento semplice: meglio essere imperfetti ma uniti. Questa è la genitorialità che funziona oggi. Fatto di presenza reale e concreta, non dell’inseguire una perfezione lontana e spesso sterile.

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