Dino Lamb protagonista in Giappone: due presenze con i Canon Eagles, squadra ultima in classifica

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12 Gennaio 2026

Roma, 12 gennaio 2026 – Dino Lamb, seconda linea con radici inglesi, fino all’ultima edizione del Sei Nazioni era uno dei punti fermi dell’Italia di Gonzalo Quesada. Nel 2023 aveva collezionato ben dodici presenze con la maglia azzurra, inclusi i tre match del Mondiale in Francia. Oggi, però, il suo nome non figura tra i convocati per la campagna 2026. Una scelta a sorpresa che ha lasciato più di un tifoso a bocca aperta, proprio mentre la squadra cerca certezze dopo un periodo di cambiamenti.

Lamb: il pilastro azzurro fuori dai giochi

Fino a pochi mesi fa, Lamb era un protagonista fisso negli allenamenti a Parma e Roma. Quesada – argentino di nascita e italiano d’adozione – lo aveva indicato come uno dei volti chiave della Nazionale dopo il Mondiale. Ecco perché la sua esclusione dal prossimo Sei Nazioni suona come un vero colpo di scena. Nato a Londra nel 1997, Lamb è cresciuto rugbisticamente tra Inghilterra e Italia e nel 2023 ha giocato tutte le partite più importanti degli azzurri, spesso da titolare o entrando nei momenti decisivi.

La federazione, ieri sera poco prima delle 20, ha pubblicato solo la lista dei convocati senza spiegare il motivo dell’assenza di Lamb. Nessuna comunicazione ufficiale, quindi. Tuttavia la decisione era già nota tra tecnici e compagni da qualche giorno. «Dino è un giocatore importante, ma ora vogliamo dare spazio ad altri profili», ha detto Quesada all’uscita da una riunione a Milano. Parole chiare: si tratta di una scelta tecnica e non di natura disciplinare.

Le alternative pronte per prendersi il posto

Sul fronte tecnico, il ct sembra voler puntare su nuove energie per rinforzare il gruppo con qualche talento emergente. In seconda linea – spiegano dallo staff – stanno crescendo bene ragazzi come Niccolò Cannone, ormai titolare fisso, e il giovane rampante Flavio Pavesi, proveniente dall’Academy Federale. Quest’ultimo aveva già fatto buona impressione nei test autunnali contro Sudafrica e Georgia.

Quesada non nasconde la sua idea: vuole una rosa ampia, pronta ad affrontare infortuni o cambi tattici senza perdere ritmo. «Le porte della Nazionale restano aperte per tutti», ha assicurato ieri sera in conferenza stampa. E lo stesso Lamb ha usato i social per rispondere con poche parole: «Resto concentrato sul mio club e farò di tutto per tornare a vestire l’azzurro». Un messaggio calmo, senza polemiche, che racconta però un momento delicato.

Il bilancio del 2023: Lamb sotto la lente

Guardando ai numeri, Lamb ha giocato dodici partite ufficiali dal gennaio 2023 con l’Italia. Tra queste tre al Mondiale in Francia – incluso l’incontro contro la potente Nuova Zelanda allo Stade de Lyon –, sette nel Sei Nazioni e due test estivi. Nel torneo europeo ha avuto una media campo di 57 minuti a partita ed è stato uno dei più impiegati da Quesada. In difesa si è distinto con un ottimo 91% di placcaggi riusciti (dati FIR), mentre in touche ha garantito sicurezza sia quando attaccava sia in copertura.

Non solo: tra marzo e giugno del 2023 aveva addirittura indossato la fascia da vice-capitano contro Scozia e Galles a Roma. Un segnale chiaro della fiducia dello staff nelle sue capacità tecniche e umane.

Reazioni e prospettive per Lamb

La notizia della sua esclusione ha fatto scalpore soprattutto tra i tifosi di Milano e Treviso, città dove Dino ha lasciato il segno nei club italiani. Sui forum ufficiali della FIR e sui social sono piovuti commenti come questo su X (ex Twitter), pubblicato poco dopo le 22: «Dino è sempre stato corretto e generoso». In molti chiedono spiegazioni più precise sulle ragioni della scelta.

In attesa degli sviluppi — perché il Sei Nazioni è lungo e pieno di sorprese — Lamb punta ora tutto sulla stagione con gli inglesi degli Harlequins, dove gioca dal 2020. La federazione lo tiene d’occhio: nessuna porta è stata chiusa per sempre.

Un bivio importante per il rugby italiano

In definitiva, l’esclusione di Dino Lamb dalla lista dei convocati segna un momento cruciale nella costruzione della nuova Italia del rugby. Quesada punta su giovani e rotazioni mantenendo però un dialogo aperto con chi resta fuori dalla squadra. Resta da capire se questa pausa sia solo temporanea o l’avvio di un cambio più profondo tra le seconde linee azzurre. La stagione che parte ora darà le risposte che tifosi e addetti ai lavori aspettano con ansia.

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