Milano, 4 gennaio 2026 – Nel cuore di Milano, in un pomeriggio d’inverno in cui il cielo sembrava riflettere le inquietudini della città, si è svolta una performance dedicata a “Cloud Dancer”, l’ultimo progetto artistico internazionale che mette al centro le nuvole e il modo in cui la loro tonalità influenza l’umore e la percezione degli spazi urbani. Il progetto, che ha già toccato Parigi, Londra e Tokyo, approda per la prima volta in Italia, attirando un pubblico variegato di curiosi, studenti, artisti e semplici passanti.
Cloud Dancer e il fascino delle nuvole: una tappa a Milano
L’idea è nata dall’artista giapponese Eiko Yamamoto e ha il supporto della fondazione europea Art&Sky. Cloud Dancer si propone di “inseguire” le nuvole nei cieli delle grandi città, raccogliendo immagini, testimonianze e reazioni emotive della gente. A Milano, l’appuntamento si è tenuto nel cortile della Triennale ed è cominciato alle 14.30 con una breve introduzione della curatrice Livia Bernardi: “Le nuvole sono uno specchio in movimento – ha detto –. Spesso mostrano quello che sentiamo prima ancora che ce ne rendiamo conto”.
Tra il pubblico, seduti sulle panchine di ferro vicino all’ingresso, c’erano giovani universitari con i loro blocchi per gli appunti, famiglie con bambini e qualche turista inglese curioso. Molti tenevano in mano piccoli specchi rettangolari consegnati dagli organizzatori: oggetti semplici pensati per invitare tutti a guardare il cielo da un’angolazione diversa.
Le tonalità delle nuvole cambiano l’umore della città
Yamamoto ha scelto proprio Milano per la sua intensità nei cieli invernali. “Le nuvole raccontano la storia di una città anche quando sembra che non stia succedendo nulla”, ha spiegato. Durante la giornata, alcuni volontari hanno distribuito questionari chiedendo ai partecipanti di descrivere la tonalità delle nuvole osservate (“più grigie o più bianche?”, “i colori sembrano freddi o caldi?”) e di collegarle a uno stato d’animo.
Dalle tappe fatte finora emergono curiosità interessanti: a Parigi si parla di colori “morbidi” e “sospesi”, mentre a Londra predominano sfumature “metalliche”. A Milano – secondo le prime risposte raccolte ieri – dominano parole come “velata” o “lattea”. La coordinatrice del progetto, Anne Leclerc, ha spiegato che “la varietà dei colori nel cielo cambia il modo in cui viviamo gli spazi pubblici e affrontiamo i nostri percorsi quotidiani”.
Arte e scienza si incontrano sotto le nuvole
Il momento più coinvolgente è stato un breve laboratorio condotto dallo psicologo ambientale Gianni Caporali. “Pochi sanno che le tonalità delle nuvole variano anche in base all’inquinamento cittadino – ha detto –. Le polveri sottili possono far assumere al cielo sfumature gialle o ocra nelle giornate fredde”. Ha mostrato alcune immagini raccolte con un drone sopra i Navigli all’alba: “Chi vede nuvole chiare tende a sentirsi più tranquillo. Se invece prevalgono i toni scuri, cresce la sensazione di stanchezza”.
Tra i presenti qualcuno ha voluto condividere impressioni personali. Marco, studente ventitreenne della Statale, ha confessato: “Oggi le nuvole mi sembravano quasi ferme. Ho pensato fosse un buon segno”. Poco distante, una signora sulla sessantina ha detto piano: “Con questa luce lattiginosa mi viene voglia di rallentare. Cammino più piano”.
Un giro del mondo tra cieli diversi
La performance fa parte di un percorso internazionale che nei prossimi mesi toccherà anche Berlino, Madrid e Seul. Ogni città offrirà una sua lettura delle nuvole; le fotografie raccolte saranno esposte a Tokyo nell’autunno del 2026 insieme ai questionari compilati dal pubblico. Livia Bernardi ha sottolineato come “non ci sono due cieli uguali” aggiungendo che “ogni luogo reagisce a modo suo alla stessa luce”.
Il pubblico milanese, avvolto nei cappotti contro il vento gelido di gennaio, si è sciolto lentamente intorno alle 17. Qualcuno continuava a scrivere sui suoi taccuini. Un ragazzo ha commentato rivolto agli amici: “Le nuvole sembrano sempre uguali ma cambiano ogni minuto”.
Uno sguardo in alto per ritrovare se stessi
Nel tardo pomeriggio, mentre il sole scendeva dietro i palazzi di viale Alemagna, gli ultimi visitatori si sono fermati qualche istante in silenzio guardando il cielo. Un momento semplice ma condiviso: fermarsi anche solo per pochi minuti ad ascoltare quel linguaggio muto delle nuvole. Con Cloud Dancer, Milano ha riscoperto per un giorno l’arte di alzare gli occhi verso l’alto.