Cina limita export verso il Giappone: tensioni aumentano dopo la difesa di Taiwan da parte di Takaichi

Sara Gelmini

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6 Gennaio 2026

Pechino, 6 gennaio 2026 – Da stamattina, la Cina ha stretto i cordoni sulle esportazioni verso il Giappone. Una risposta diretta alle parole della premier Sanae Takaichi, che si è schierata apertamente a favore di Taiwan. Il Ministero del Commercio cinese ha annunciato il provvedimento ieri sera, che è entrato in vigore con l’inizio del giorno. A essere colpiti sono diversi beni strategici, come semiconduttori e materiali rari. La tensione tra le due potenze asiatiche sale, proprio mentre Tokyo si prepara a festeggiare il Capodanno in un clima politico già teso.

Cina e Giappone: una frattura che si allarga

Le nuove restrizioni sulle esportazioni cinesi arrivano dopo giorni di crescenti malumori a Pechino per le dichiarazioni di Takaichi fatte a Tokyo il 3 gennaio. La premier giapponese aveva affermato chiaramente il “diritto del popolo taiwanese di scegliere il proprio destino” e sottolineato che il Giappone “non resterà a guardare” davanti a un’escalation nello Stretto di Taiwan. La risposta cinese è stata immediata: Wang Wenbin, portavoce del Ministero degli Esteri, ha definito quelle parole “una pesante violazione del principio di una sola Cina”.

Fonti diplomatiche giapponesi parlano dei primi carichi bloccati, composti da componenti elettronici destinati all’industria automobilistica e da metalli cruciali per le batterie. Se la situazione dovesse durare, i danni economici potrebbero superare il miliardo di dollari solo nel primo trimestre dell’anno, avvertono funzionari del Ministero dell’Economia di Tokyo.

Reazioni a Tokyo e prime stime sull’impatto

Il governo giapponese non ha perso tempo: questa mattina alle 7:30 locali ha convocato una riunione urgente del Consiglio per la Sicurezza Nazionale a Nagatachō. Al termine dell’incontro, la premier Takaichi ha detto chiaro e tondo: “Non ci faremo mettere sotto da pressioni esterne. Difendere i valori democratici nella regione resta la nostra priorità”. Fonti interne raccontano un’atmosfera tesa nei corridoi del potere, con i ministri preoccupati non solo per le conseguenze economiche ma anche per l’effetto sulle relazioni commerciali con altri paesi asiatici.

Nel cuore tecnologico di Tokyo, ad Akihabara, alcune aziende hanno già iniziato a fare i conti con ritardi nelle consegne. “Alle 8:15 abbiamo ricevuto un messaggio dai nostri distributori cinesi: alcune spedizioni sono ferme fino a nuovo ordine”, racconta Kenji Matsumoto, manager di un’azienda specializzata in circuiti stampati. L’associazione degli industriali Keidanren parla chiaro: “La situazione cambia rapidamente” e molte imprese stanno cercando vie alternative.

Le richieste della Cina e la partita su Taiwan

Dietro questa mossa c’è un chiaro avvertimento politico. Hua Chunying, portavoce del Ministero degli Esteri cinese, lo dice senza giri di parole: “Chiunque sostenga l’indipendenza di Taiwan pagherà le conseguenze”. I media ufficiali rilanciano la linea dura del governo centrale: “Il Giappone deve riflettere sul proprio ruolo storico e smettere di intromettersi negli affari interni cinesi”.

La questione diplomatica gira tutta intorno al futuro di Taiwan, nodo difficile della geopolitica asiatica. Il Giappone non riconosce ufficialmente l’indipendenza dell’isola, ma mantiene scambi commerciali e rapporti politici sempre più intensi con Taipei. Solo lo scorso novembre, secondo dati taiwanesi, gli scambi tra Tokyo e Taipei hanno superato i 90 miliardi di dollari.

Conseguenze regionali e prossime mosse

Le nuove restrizioni sull’export cinese potrebbero scatenare un effetto domino nelle catene produttive asiatiche. Singapore e Corea del Sud hanno già chiesto spiegazioni ai rispettivi ambasciatori cinesi; anche Washington si dice “preoccupata per l’aumento delle pressioni nella regione”. La Borsa di Tokyo ha aperto in calo dell’1,8%, segno della tensione tra investitori.

La situazione rimane incerta. Fonti diplomatiche confermano che nei prossimi giorni sono attesi incontri informali tra delegazioni cinese e giapponese all’ONU e durante l’ASEAN. “Serve abbassare la tensione – confida un diplomatico giapponese sotto anonimato – ma senza rinunciare ai nostri principi”.

Questa crisi tra Pechino e Tokyo sembra destinata a durare almeno fino al vertice bilaterale in programma per fine febbraio. Nel frattempo aziende e mercati seguono con apprensione ogni sviluppo: al centro della scena asiatica restano i rapporti tra Cina, Giappone e Taiwan, intrecciati da interessi economici incrociati e tensioni politiche mai sopite.

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