Pechino, 9 gennaio 2026 – Meno di ventiquattr’ore dopo l’annuncio del blocco delle esportazioni di beni a doppio uso dalla Cina verso il Giappone, la tensione tra i due Paesi è salita nettamente, dicono fonti governative e analisti internazionali. Lunedì sera, il Ministero del Commercio cinese ha ufficializzato la sospensione dell’export di prodotti considerati “sensibili”, scatenando reazioni immediate a Tokyo e una ondata di preoccupazione sui mercati asiatici.
Cina e Giappone: perché Pechino ha deciso il blocco
La decisione di Pechino riguarda una lunga lista di componenti elettronici, materiali chimici e tecnologie che possono essere usati sia in ambito civile sia militare—i cosiddetti “dual-use”. La notizia, diffusa dall’agenzia statale Xinhua alle 21 ora locale, arriva in un momento già teso. Negli ultimi giorni infatti il governo nipponico aveva rafforzato le misure di sicurezza nel Mar Cinese Orientale, parlando di “preoccupazioni legittime” sulla sovranità delle isole Senkaku (chiamate Diaoyu in Cina).
A Tokyo la reazione non si è fatta attendere. Il ministro degli Esteri, Kenjiro Yamada, ha bollato la mossa cinese come “un grave atto ostile” e ha convocato l’ambasciatore Li Wei al ministero a Kasumigaseki poco dopo le otto del mattino di martedì. Fonti diplomatiche raccontano di un colloquio teso. Yamada avrebbe chiesto “il ritiro immediato della misura”, ribadendo l’importanza di mantenere un dialogo diretto tra le capitali.
Effetti sull’economia: aziende giapponesi tra blocchi e incertezze
L’annuncio ha colpito subito alcune delle principali imprese giapponesi. Da Osaka a Nagoya diversi stabilimenti legati all’elettronica segnalano rallentamenti o fermi temporanei nelle linee di produzione. Panasonic ad esempio ha avvertito che “il blocco delle forniture rischia di causare ritardi importanti nella produzione dei semiconduttori”. Anche Sony e Toshiba stanno monitorando la situazione. Un dirigente anonimo ha detto: “Stiamo cercando alternative”.
Il Nikkei 225, indice principale della Borsa di Tokyo, ha chiuso con un calo del 2,8%, spinto dalle perdite nel settore tecnologico. Secondo dati della Japan External Trade Organization (JETRO), la Cina è il primo fornitore estero del Giappone per componentistica elettronica e materie prime strategiche. Il rischio quindi di una carenza a breve termine è molto concreto. Non riguarda solo l’elettronica: anche l’automotive teme conseguenze pesanti.
Reazioni internazionali: Washington e Bruxelles allarmate
Alla Casa Bianca Angela Ford, portavoce per la Sicurezza Nazionale, ha espresso “profonda preoccupazione” per l’escalation tra Pechino e Tokyo. “Invitiamo entrambe le parti a dialogare – ha detto Ford – e stiamo seguendo con attenzione gli sviluppi sul commercio globale”. In serata anche Ursula von der Leyen, presidente della Commissione UE, si è detta “allarmata” per il peggioramento dei rapporti in Asia orientale.
Molti osservatori sottolineano come un’escalation prolungata metterebbe a rischio non solo le filiere giapponesi ma anche i piani di diversificazione che aziende europee e americane stanno portando avanti dopo gli shock recenti. “Se il blocco dovesse durare oltre poche settimane”, spiega Koji Tanaka dell’Università di Tokyo, “potremmo vedere ripercussioni su automotive ed energie rinnovabili”.
Cosa potrebbe succedere: scenari in bilico
Non è chiaro se Pechino intenda mantenere la misura a lungo o se sia solo una mossa temporanea legata alle tensioni diplomatiche. Da fonti giapponesi arriva notizia che nelle ultime ore ci sarebbe stato un contatto indiretto tra i governi attraverso l’ambasciata svizzera a Pechino. Nessuna conferma ufficiale però: “Non commentiamo voci su canali riservati”, ha risposto secco un portavoce del ministero degli Esteri giapponese.
Intanto le tensioni restano vive anche tra i cittadini comuni. A Shanghai alcune aziende importatrici giapponesi hanno visto code davanti ai magazzini; a Tokyo non sono mancati piccoli presidi spontanei davanti all’ambasciata cinese. In molti temono aumenti nei prezzi dei beni di consumo o difficoltà nel reperire prodotti tecnologici.
Per ora dunque l’interruzione delle esportazioni dual-use segna un altro capitolo nella frizione fra due economie strettamente legate ma sempre più distanti politicamente. Nessuno parla ufficialmente di “guerra commerciale”, ma molti analisti concordano: questa sfida è appena cominciata.