Cina aumenta la pressione militare su Taiwan: rischio escalation nello Stretto preoccupa USA e Giappone

Sara Gelmini

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5 Gennaio 2026

Taipei, 5 gennaio 2026 – Nelle ultime settimane, la Cina ha alzato il tono con le sue manovre militari intorno a Taiwan, una pressione che si sente forte a Taipei e che fa scattare campanelli d’allarme anche in Giappone e negli Stati Uniti. Tra fine dicembre e i primi giorni del nuovo anno, le esercitazioni navali e aeree hanno riacceso i timori di una possibile escalation nello Stretto di Taiwan, già da tempo uno dei punti più delicati dell’Asia orientale.

La Cina spinge nello Stretto: Taipei e alleati in allerta

La mattina del 3 gennaio, il ministero della Difesa di Taiwan ha registrato il passaggio di 18 aerei militari cinesi – tra cui caccia J-16 e velivoli da sorveglianza – nella zona di identificazione aerea dell’isola. Secondo un comunicato del portavoce Sun Li-fang, quattro di questi velivoli hanno attraversato la linea mediana che divide informalmente la Cina continentale da Taiwan. Non è una novità, ma a Taipei la chiamano “una provocazione”. Nel frattempo, almeno sette navi cinesi sono state avvistate vicino alle acque territoriali taiwanesi, sempre secondo le forze armate locali.

Il quadro è preoccupante. La presidente Tsai Ing-wen ha commentato che questa situazione “non aiuta la stabilità nella regione”, specie a pochi giorni dalle elezioni presidenziali sull’isola, in programma il 10 gennaio. Gli esperti sottolineano come ogni movimento cinese venga letto alla luce del voto imminente, aumentando il rischio che anche un piccolo incidente possa degenerare.

Washington e Tokyo alzano la voce

Gli Stati Uniti, da sempre alleati storici di Taipei e principali fornitori di armi, hanno espresso “profonda preoccupazione” per l’aumento delle attività militari cinesi. Matthew Miller, portavoce del Dipartimento di Stato, ha detto chiaro e tondo che “ogni tentativo di cambiare lo status quo con la forza preoccupa molto Washington”. Nelle stesse ore è passata nello Stretto la nave da guerra USS Dewey, un segnale tangibile dell’attenzione americana.

Anche il Giappone non perde d’occhio la situazione. Il ministro della Difesa Minoru Kihara ha spiegato che sono stati intensificati i pattugliamenti nell’area sud-occidentale dell’arcipelago, specialmente vicino alle isole Sakishima. “La sicurezza nella regione riguarda tutti”, ha ribadito Kihara durante una conferenza stampa a Tokyo.

Il rischio incidente è dietro l’angolo

Fonti militari taiwanesi hanno confermato alla stampa locale un “aumento anomalo” delle operazioni cinesi rispetto al recente passato. La presenza continua delle forze militari su entrambi i lati dello Stretto rende più alta la possibilità di errori o fraintendimenti. Come spiega Hu Ching-fu, docente all’Università nazionale di Taiwan: “Il vero pericolo oggi è l’incidente involontario: un missile sparato per sbaglio o una collisione in mare possono far precipitare tutto”.

Pechino presenta le esercitazioni come routine o risposte a “provocazioni esterne”, ma il tempismo non passa inosservato. A pochi giorni dal voto sull’isola e in mezzo ad altre crisi globali – dal Mar Rosso all’Ucraina – ogni segnale dall’Asia orientale pesa sul quadro geopolitico mondiale.

Pechino tra avvertimenti e pressioni mirate

Nel comunicato rilasciato ieri sera dal ministero degli Esteri cinese si ribadisce che “la questione Taiwan è affare interno” e che Pechino “non tollererà alcuna ingerenza straniera”. Però, secondo il think tank giapponese NIDS, queste mosse servono anche come messaggio di forza in vista delle elezioni sull’isola e dei colloqui con Washington previsti a metà mese.

Al momento non ci sono notizie di incidenti veri e propri, ma l’atmosfera nello Stretto resta tesa. A Taiwan la gente segue con attenzione gli aggiornamenti ufficiali e le notizie. Un giovane impiegato davanti alla stazione centrale di Taipei ammette: “Siamo abituati a queste notizie… ma ora sembra tutto più vicino”.

Tra tensioni e speranze: cosa aspettarsi nei prossimi mesi

Gli analisti concordano: lo scenario resta incerto. Un’escalation accidentale non è da escludere, soprattutto con queste manovre ravvicinate così frequenti. Il presidente americano Joe Biden ha chiesto a tutti “massima moderazione”, mentre anche da Bruxelles arrivano richiami simili.

In questo quadro che cambia giorno dopo giorno, la posta in gioco supera i confini dell’isola stessa: lo Stretto di Taiwan è diventato una linea rossa nel gioco internazionale. E mentre la diplomazia prova a lavorare dietro le quinte – tra vertici bilaterali e canali riservati – resta il timore che basti poco per accendere una scintilla in uno degli snodi strategici del Pacifico.

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