Pechino, 9 gennaio 2026 – La tensione tra Cina e Giappone continua a salire, con un nuovo giro di accuse che rischia di mettere a dura prova un equilibrio già molto fragile nella regione. Il governo cinese, in una nota diffusa nella notte tra martedì e mercoledì, ha puntato il dito contro Tokyo, accusandola di alimentare una “rinascita del militarismo giapponese”. Un’espressione carica di storia e che riapre ferite mai del tutto chiuse.
Cina all’attacco: parla di “rinascita del militarismo giapponese”
Nel comunicato pubblicato alle 22 ora locale dal ministero degli Esteri di Pechino, le autorità cinesi hanno criticato l’ultimo piano di difesa varato dal premier Fumio Kishida. Il documento, approvato dal parlamento giapponese all’inizio della settimana, prevede di aumentare la spesa militare fino al 2% del PIL nei prossimi tre anni, un passo in linea con gli standard della NATO. “Queste mosse — si legge nel testo — sono una minaccia diretta per la stabilità dell’Asia orientale”. Il portavoce Wang Wenbin, parlando durante una conferenza stampa molto affollata, ha aggiunto: “Non possiamo chiudere gli occhi davanti alla pericolosa strada intrapresa da Tokyo, che sembra aver dimenticato le responsabilità storiche dopo la Seconda guerra mondiale”.
Tokyo non ci sta: “Solo misure di autodifesa”
Dal Giappone è arrivata una risposta dura alle accuse cinesi. Il ministro della Difesa Minoru Kihara, dopo il Consiglio dei ministri e davanti ai giornalisti, ha spiegato che “l’adeguamento delle forze armate è necessario per proteggere il territorio nazionale e i cittadini da minacce concrete”. Al centro delle tensioni ci sono le isole Senkaku, uno dei nodi più caldi nei rapporti tra i due Paesi. Kihara ha sottolineato come “la presenza sempre più frequente delle navi cinesi nelle acque contese imponga scelte responsabili”. Gli ultimi dati parlano di almeno sei episodi di sconfinamento nel solo ultimo mese. Un numero che — secondo il ministro — non si può più ignorare.
Un passato difficile che pesa ancora
Non è la prima volta che Cina e Giappone si lanciano accuse così pesanti. L’anno scorso, durante un’esercitazione navale congiunta Usa-Giappone nel Mar Cinese Orientale, Pechino aveva bollato come “provocatoria” la presenza delle navi militari straniere vicino alle sue rotte commerciali. Un diplomatico occidentale che ha preferito restare anonimo ha commentato: “Basta poco per far degenerare la situazione. Ogni parola pesa”. Nel settembre 2025 poi un incidente tra pescherecci – uno giapponese e l’altro cinese – aveva già acceso i riflettori sulle difficoltà diplomatiche.
Attenti a un’escalation: preoccupano le reazioni internazionali
Stati Uniti e Unione Europea seguono la situazione con molta attenzione. A Washington, il Dipartimento di Stato ha invitato entrambe le parti a “dialogare in modo chiaro e responsabile”. A Bruxelles, l’Alto rappresentante UE Josep Borrell ha espresso preoccupazione in una conferenza stampa: “Ogni passo verso una maggiore militarizzazione rischia di accendere tensioni che si risolvono solo con la diplomazia”. Nel frattempo, nella notte sono state rafforzate le misure di sicurezza intorno alle ambasciate giapponesi in alcune capitali asiatiche — segnale che il clima resta teso anche fuori dai riflettori ufficiali.
L’economia non è immune: rischio contraccolpi sull’Asia-Pacifico
Le conseguenze vanno oltre la diplomazia. Gli esperti temono ripercussioni sull’economia dell’area Asia-Pacifico, già fiaccata da un rallentamento dei commerci dopo la pandemia. La borsa di Tokyo ha aperto in calo (Nikkei -0,6%) mentre le valute principali della regione mostrano volatilità. Un trader della Nomura Securities, intervistato poco dopo l’apertura dei mercati, ha commentato: “Le tensioni geopolitiche pesano sempre sui flussi finanziari. Tutti stanno guardando con attenzione a come si muoveranno le cose”.
Un equilibrio fragile sotto controllo
Per ora nessuno dei due governi sembra pronto ad abbassare i toni. Le prossime settimane saranno decisive, soprattutto in vista dell’incontro tra Kishida e Xi Jinping previsto a Singapore il 21 gennaio. Un diplomatico giapponese confida: “Non ci sono soluzioni facili. Ma ogni occasione per parlare conta”. Intanto rimane chiaro che anche un piccolo passo falso — una parola fuori posto o una mossa militare inattesa — potrebbe far precipitare una situazione già carica di sospetti e vecchi rancori.