Roma, 22 dicembre 2025 – I castelli italiani tornano a splendere. Da nord a sud, negli ultimi anni, una serie di restauri e iniziative di valorizzazione hanno riportato sotto i riflettori centinaia di antichi manieri, che oggi sono meta di visite e appuntamenti culturali. Un patrimonio spesso trascurato che, grazie all’impegno di enti pubblici, associazioni locali e privati, si sta trasformando in un vero motore per il turismo lento e per la riscoperta delle proprie radici.
Castelli restaurati: nuovi itinerari tra storia e paesaggio
Basta fare un salto in Val d’Orcia, tra le dolci colline senesi: qui il Castello di Spedaletto, con la sua mole imponente e le mura colorate dal sole, accoglie ogni giorno scolaresche, camminatori e appassionati di storia. “Da quando abbiamo riaperto – racconta Ginevra Bassi, responsabile delle visite – c’è un flusso continuo. I ragazzi restano incantati dalle prigioni e dal forno medievale ancora funzionante”. E non è un caso isolato. Solo nel 2025, secondo il Ministero della Cultura, almeno sessanta fortificazioni italiane hanno aperto nuovi percorsi museali o riaperto le loro sale al pubblico.
Nel Friuli Venezia Giulia, il Castello di Duino domina il Golfo di Trieste ed è stato quest’anno la cornice della rassegna “Estate a Corte”, con oltre 40 concerti e spettacoli teatrali. I visitatori superano quota 90 mila (dato aggiornato a novembre). “Per la prima volta – spiega Igor Gabrovec, sindaco di Duino-Aurisina – vediamo un impatto reale anche sulle strutture ricettive e sui ristoranti del borgo”.
Turismo in crescita: numeri e scenari
Una recente indagine della Fondazione Symbola parla chiaro: il circuito dei castelli aperti al pubblico in Italia si avvicina alle 400 unità. Quasi uno su quattro ha introdotto negli ultimi tre anni laboratori didattici o eventi legati al cibo e al vino. In Emilia-Romagna la rete dei Castelli del Ducato ha visto crescere del 30% i visitatori rispetto ai tempi pre-pandemia. “Il vero salto è stato offrire esperienze coinvolgenti”, spiega Maria Pia Montanari che coordina il circuito. Dalla caccia al tesoro nei sotterranei alla cena con piatti ispirati ai ricettari del Cinquecento.
Anche l’aspetto economico conferma questo trend: solo il settore culturale legato a castelli, rocche e borghi fortificati ha generato – secondo l’Istat – quasi 700 milioni di euro nell’ultimo anno. Un segnale importante per territori colpiti dallo spopolamento, che ora cercano nel recupero del patrimonio storico una via per ripartire.
Accoglienza autentica e rispetto del territorio
Restauri sì, ma senza snaturare i luoghi. Lo sottolinea spesso l’architetto Marco Uccelli, che guida i lavori al Castello di Monte Vibiano Vecchio in Umbria: “Abbiamo evitato interventi invasivi. Gli allestimenti sono temporanei e le guide vengono dal paese. Vogliamo che chi arriva percepisca l’autenticità della storia”. Questa attenzione piace anche ai turisti stranieri: famiglie tedesche e americane arrivano soprattutto nei fine settimana autunnali.
Non solo visite guidate: molti castelli puntano anche su nuove forme di ospitalità. Camere negli antichi torrioni, eventi privati nei cortili, degustazioni con prodotti locali. “Oggi il turista cerca esperienze vere, non scenografie” osserva Stefania Parisi, responsabile eventi del Castello Malaspina di Massa.
Non mancano le novità tecnologiche: alla Rocca Calascio (Abruzzo) una app con realtà aumentata accompagna i visitatori tra le sale; mentre al Castello di Fenis, in Valle d’Aosta, ci sono tour serali con luci suggestive e musica medievale dal vivo.
Le sfide davanti a noi: cura costante e partecipazione
Non tutto però procede senza difficoltà. Molti castelli segnalano mancanza di fondi per la manutenzione ordinaria o problemi nell’accesso alle persone con disabilità. Senza un coordinamento efficace tra pubblico e privato alcuni progetti rischiano di restare incompiuti o sparsi.
Un piccolo spiraglio arriva dal PNRR: nei prossimi tre anni sono destinati circa 200 milioni proprio a castelli e dimore storiche. Ma la vera forza resta quella delle comunità locali.
“Solo se chi abita qui sente suo il castello – spiega Monica Fabbrini, presidente dell’associazione Amici della Rocca di Tentennano (Toscana) – questi luoghi possono continuare a essere presidi culturali e non semplici belle cornici”. Forse proprio qui sta il cuore della rinascita: riportare i castelli a vivere davvero nel presente, dove passato e futuro si incontrano ogni giorno.