Beatrice Arnera, fidanzata di Raoul Bova, vittima di odio e minacce sui social: il duro sfogo su Instagram

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4 Gennaio 2026

Roma, 4 gennaio 2026 – «Nessuna donna dovrebbe essere perseguitata perché si separa». Un messaggio chiaro, quello che ieri pomeriggio ha pubblicato su Instagram Laura B., 36 anni, impiegata e madre di due figli che vive a Monteverde. Il post è uscito alle 17:10: una foto in bianco e nero, gli occhi rossi ma uno sguardo deciso, almeno così si legge nella didascalia. Non nomina nessuno, non punta il dito direttamente, ma il riferimento a una vicenda personale è evidente. Questa storia riapre il dibattito sulla condizione di chi sceglie di mettere fine a un matrimonio, tema caldo da mesi sia nei media sia in politica.

La pressione sociale dopo la separazione

Secondo gli ultimi dati Istat diffusi a novembre 2025, in Italia le separazioni sono state circa 84mila nell’ultimo anno. Oltre la metà le ha chieste le donne. Eppure, come racconta Laura, molte si trovano a dover affrontare una vera e propria pressione sociale, fatta di giudizi nascosti e persino episodi persecutori. «Mi sento seguita, spiata. Non posso neanche andare al supermercato senza pensare a chi posso incontrare», ha raccontato ieri sera durante una diretta breve, poco dopo aver pubblicato il post. I messaggi di sostegno sono arrivati numerosi; tra i commenti si leggono decine di esperienze simili.

A puntare i riflettori su questo problema sono anche le associazioni: «Non si tratta solo di violenza fisica o economica. C’è una violenza quotidiana che si nasconde negli sguardi, nei pettegolezzi, nell’isolamento», spiega Maria Falco, presidente di Donne Libere Onlus. Resta però difficile dire con esattezza quante volte questa pressione arrivi fino allo stalking o a minacce vere.

Dalla denuncia alla tutela: cosa succede dopo

Nel suo sfogo sui social, Laura B. non entra nei dettagli delle situazioni vissute ma fa capire che il disagio è stato forte dopo la separazione dal marito, avvenuta – secondo persone vicine – a giugno scorso. «Ogni giorno è una battaglia – scrive – e a volte manca il fiato». Per ora non risultano denunce formali presentate alla polizia; fonti della questura confermano che «non ci sono procedimenti aperti a suo nome».

Gli esperti però sottolineano un aspetto importante: molte donne esitano prima di rivolgersi alle forze dell’ordine. «C’è ancora tanta paura a denunciare minacce o molestie da parte dell’ex partner – dice all’agenzia l’avvocata Francesca Meli, esperta in diritto di famiglia – spesso per timore di ritorsioni o per sfiducia nel sistema giudiziario». I centri antiviolenza raccolgono ogni anno circa 30mila richieste d’aiuto, ma i numeri reali potrebbero essere molto più alti.

Il dibattito politico e le reazioni

Il tema delle separazioni e della tutela delle donne è finito più volte sotto i riflettori politici nell’ultimo semestre. Dopo il caso nazionale di Francesca C., esploso a ottobre sui media, la Camera ha approvato a dicembre una mozione per aumentare i fondi destinati ai servizi di supporto psicologico e legale. Rimangono però dubbi su quanto questi strumenti riescano davvero ad aiutare.

Sul caso di Laura B., nessun commento ufficiale dal Ministero delle Pari Opportunità. Fonti vicine alla ministra Simona Ferraro però sottolineano che «ogni storia come questa conferma quanto sia urgente un cambiamento culturale profondo». Intanto sui social monta la solidarietà: l’hashtag #lasciatelibere ha raccolto più di 14mila menzioni tra ieri e oggi.

Vite quotidiane sotto la lente

Dietro quel post c’è un pezzo di vita vera che riguarda tante famiglie italiane: donne costrette a difendersi anche dopo la fine del matrimonio, non solo davanti ai giudici ma nella vita di tutti i giorni. «Non sono un’eroina – conclude Laura nel suo messaggio – vorrei solo vivere in pace».

Sono parole che sembrano un appello silenzioso ma condiviso da tante altre donne. Quando si spengono i riflettori dei social e resta solo la fatica quotidiana, resta aperta una domanda: cosa può fare davvero la società perché nessuna donna si senta perseguitata solo per aver scelto la propria libertà?

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