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29 Dicembre 2025

Roma, 29 dicembre 2025 – Il 2026 segnerà il quarantennale di un’organizzazione che ha lasciato un segno profondo in città. Un traguardo importante, che per chi c’è stato fin dall’inizio e per chi si è unito più di recente rappresenta molto più di una semplice ricorrenza. Tutto iniziò nel 1986, in un seminterrato di via Benedetta, a Trastevere. Da quel piccolo spazio è nata una realtà capace di cambiare non solo le vite dei suoi soci, ma anche il volto della comunità.

Dalla fondazione a oggi: una crescita senza pause

L’organizzazione prende il nome da quegli otto giovani volontari, poco più che ventenni, che decisero di dedicare il loro tempo libero agli ultimi. Oggi conta più di 500 soci attivi. A dirlo è il presidente Paolo Fiorentini, incontrato nella sede centrale di via degli Orti d’Alibert. “All’inizio avevamo poco, solo tanta buona volontà – racconta –. Andavamo avanti grazie al passaparola e alla fiducia delle famiglie”.

Non si limitavano a dare cose materiali. La vera sfida era costruire una rete fatta di ascolto e sostegno, capace di intercettare bisogni spesso nascosti. Nel tempo le iniziative sono diventate appuntamenti fissi: dalle raccolte fondi alle campagne nelle scuole superiori. “Non avremmo mai pensato di arrivare a tanto – ammette Fiorentini – Oggi lavoriamo con enti pubblici e altre associazioni”.

I numeri e l’impatto sul territorio

L’ultimo bilancio sociale, diffuso a novembre 2025, parla chiaro: nell’anno appena passato sono stati fatti oltre 1.200 interventi diretti. Tra questi ci sono assistenza domiciliare, distribuzione pasti e corsi di alfabetizzazione per stranieri. Un dato in crescita del 10% rispetto al 2024. Gli aiuti seguono criteri condivisi con i servizi sociali del Municipio I. La mattina, dalle 8 alle 10, decine di volontari si danno da fare nel magazzino alimentare in via dei Genovesi per poi partire nei vari quartieri.

Dietro ai numeri ci sono storie come quella di Maria, 62 anni, vedova con una pensione minima: “Senza loro non ce l’avrei fatta durante i mesi più duri del lockdown”. I volontari ascoltano senza fare rumore. Preferiscono rimanere dietro le quinte ma ammettono che “ci sono storie che ti restano dentro”, come dice Daniela Orsini, presente dal 2012.

Radici profonde e sfide all’orizzonte

Col tempo l’organizzazione ha stretto legami solidi con le istituzioni locali. Negli ultimi due anni ha firmato un accordo con l’Assessorato alle Politiche Sociali di Roma Capitale e aperto sportelli d’ascolto in tre licei della città. L’assessora Carla Rinaldi sottolinea: “Questo lavoro ci aiuta a scoprire presto situazioni difficili. Non è solo beneficenza, è costruire una comunità più forte”.

Ma le difficoltà non mancano. L’aumento delle bollette ha messo pressione sul budget. Il presidente Fiorentini è chiaro: “Facciamo quel che possiamo grazie alle donazioni private”. Un altro nodo importante è quello del ricambio generazionale: “Dobbiamo coinvolgere i giovani – spiega – altrimenti perdiamo memoria ed esperienza”.

Quarant’anni dopo: pronte le celebrazioni

Per festeggiare i 40 anni, l’associazione ha già pronto un calendario fitto di eventi: un convegno nazionale sulle nuove povertà previsto per marzo 2026, una mostra fotografica itinerante e un libro con storie e immagini dai suoi archivi.

Tra gli organizzatori c’è anche Piera Montesi, una delle fondatrici: “Volevamo restituire qualcosa al quartiere dove siamo cresciuti – ricorda – vedere oggi tanti ragazzi impegnati è la nostra più grande soddisfazione”. Nei prossimi mesi aprirà anche una nuova sede nella periferia sud della città.

Quarant’anni dopo quella prima riunione in via Benedetta, l’organizzazione guarda avanti. Le difficoltà cambiano così come le persone che ogni giorno varcano la soglia delle sue sedi ma resta la stessa promessa semplice e forte fatta nel 1986: esserci sempre quando qualcuno ha bisogno d’aiuto.

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