Roma, 26 dicembre – A novembre in Giappone la produzione industriale ha subito un brusco calo, scendendo del 2,6% rispetto a ottobre. A comunicarlo all’alba è stato il Ministero dell’Economia, Commercio e Industria giapponese. Un’inversione di tendenza netta rispetto al +0,5% registrato il mese prima. Il dato arriva in un momento delicato per l’economia del paese, che deve fare i conti con diverse pressioni sia interne che esterne che stanno frenando le principali filiere produttive.
Produzione giapponese in calo: un novembre da dimenticare
Il rapporto mensile del Ministero dell’Economia di Tokyo conferma la battuta d’arresto della produzione industriale giapponese nel mese scorso, dopo una breve ripresa. Le stime preliminari diffuse nella notte parlano chiaro: il calo del 2,6% su base mensile è più pesante di quanto si aspettassero gli analisti, che avevano previsto un ridimensionamento più contenuto. A ottobre c’era stato solo un piccolo segnale positivo (+0,5%), ora invece si torna a scendere.
I settori più colpiti sono quelli dell’automotive, dell’elettronica di consumo e della meccanica pesante. Diverse fabbriche nel distretto del Kanto – da Nissan a Hitachi, vicino a Yokohama e Utsunomiya – hanno dovuto ridurre i turni nel corso del mese. Fonti interne parlano di una “cautela diffusa” data dall’incertezza sui mercati globali.
Domanda debole e problemi logistici: cosa sta frenando la produzione
Secondo Hiroshi Kajiyama, analista economico della Mizuho Research & Technologies di Tokyo, dietro al rallentamento della produzione industriale giapponese ci sono soprattutto “la domanda interna debole e i problemi ancora aperti nella catena globale di approvvigionamento”. Le tensioni geopolitiche nel Mar Cinese orientale e la volatilità dei cambi stanno poi pesando molto sulla fiducia degli esportatori.
Un altro fattore chiave è il rallentamento delle esportazioni verso Cina e Stati Uniti. In particolare, le vendite di componenti elettronici come microchip e batterie al litio sono calate rispetto allo stesso periodo del 2024. “Questi numeri confermano le difficoltà strutturali che l’industria giapponese deve affrontare dopo la pandemia”, sottolinea Kajiyama.
Occupazione sotto pressione: cassa integrazione e prudenza sugli investimenti
Il rallentamento ha avuto ripercussioni anche sul lavoro. Il sindacato Rengo segnala che alcune aziende del distretto di Nagoya hanno già adottato brevi periodi di cassa integrazione tra fine novembre e inizio dicembre, coinvolgendo centinaia di operai. Il clima resta comunque prudente: “Non prevediamo ondate di licenziamenti, ma una forte cautela sugli investimenti”, spiega Satoshi Yamamoto, portavoce della federazione sindacale.
Guardando avanti, le prospettive restano incerte. Il Ministero dell’Economia prevede che la produzione industriale possa stabilizzarsi tra dicembre e gennaio, ma non esclude nuovi cali se continueranno i problemi logistici e le tensioni commerciali con l’estero. La Bank of Japan tiene d’occhio la situazione economica ma per ora non cambia rotta sulla politica monetaria espansiva.
Mercati in agitazione: governo pronto a intervenire
Sull’indice Nikkei di Tokyo il dato negativo si è fatto sentire subito: l’apertura ha visto un tonfo superiore a 250 punti prima di un lieve recupero in mattinata. Gli investitori guardano con attenzione alle prossime mosse del governo guidato da Fumio Kishida. Nelle ultime settimane il premier ha ribadito l’impegno a sostenere i settori più in difficoltà con nuovi incentivi fiscali e finanziamenti agevolati.
“Valuteremo interventi mirati per rafforzare le filiere strategiche e facilitare l’accesso al credito”, ha detto Koichi Hagiuda, ministro dell’Economia. Al momento però non sono stati ancora annunciati i dettagli degli aiuti previsti nel prossimo bilancio integrativo.
Un quadro globale complicato
Il rallentamento della produzione industriale giapponese arriva in un momento difficile anche sul piano internazionale. Dall’Europa agli Stati Uniti molte economie faticano con cali produttivi e domanda debole nei settori chiave. Il Giappone – tradizionalmente spinto dall’export e dall’innovazione tecnologica – cerca ora una nuova strada per bilanciare apertura ai mercati esteri e rilancio dei consumi interni.
Le prossime settimane saranno cruciali per capire se il paese riuscirà a cambiare rotta o se dovrà puntare su misure più decise per sostenere la crescita industriale. Per ora, come dicono i numeri ufficiali, novembre si chiude con un segno meno che mette in allarme imprese e lavoratori.