Milano, 17 dicembre 2025 – Ieri sera, nel Teatro alla Scala di Milano, si è svolto un omaggio sentito all’architetto Renzo Piano e alla sua eredità culturale. L’iniziativa, promossa dalla Fondazione Renzo Piano e dal Comune, ha raccolto più di 500 persone: progettisti, studenti, autorità e cittadini. Tutti uniti per ripercorrere le tappe più importanti della carriera del maestro genovese e riflettere sull’impatto delle sue opere in Italia e nel mondo.
Una serata tra memoria e futuro
Alle 20 il foyer si è acceso. In platea c’erano volti noti dell’architettura italiana e internazionale – come Michele De Lucchi, Benedetta Tagliabue, Mario Cucinella – insieme a giovani laureandi del Politecnico. Ha aperto la serata l’assessore alla cultura Tommaso Sacchi: «Il lavoro di Renzo Piano ha cambiato il modo di vedere gli spazi pubblici, sia a Milano che a Parigi o New York. Le sue architetture sono ponti tra le persone, dialoghi aperti con la città», ha detto, ottenendo un lungo applauso.
Durante la serata sono stati proiettati brevi video sui progetti più famosi: dal Centro Pompidou di Parigi alla riqualificazione del porto antico di Genova; dalla cupola del Parlamento di Berlino fino alla Torre della Fondazione Prada in via Lorenzini. Questi momenti alternavano letture di testi e ricordi personali, come una lettera indirizzata proprio a Piano da una studentessa: «Mi ha insegnato che la bellezza non è mai fine a se stessa, ma una responsabilità verso gli altri», ha letto con voce incerta.
L’eredità tangibile delle opere
Non sono mancati riferimenti all’attualità: lo scorso ottobre il nuovo Ponte San Giorgio di Genova – firmato da Piano dopo il crollo del Morandi – ha superato i due milioni di passaggi in un solo anno. Lo ha ricordato Marco Bucci, sindaco della città ligure, collegato in video: «La sua visione ci ha restituito non solo un’infrastruttura, ma anche una fiducia collettiva, che mancava», ha raccontato.
L’eredità lasciata da Piano va oltre gli edifici. In molti hanno sottolineato il suo impegno sociale per le periferie urbane. La Fondazione che porta il suo nome sostiene ogni anno progetti per rigenerare spazi pubblici a Milano e Torino, dove si provano nuovi modi per far convivere verde, abitazioni e servizi. «Per lui l’architettura è una forma di giustizia – ha spiegato Cucinella sul palco – capace di migliorare davvero la vita di tutti i giorni».
Il racconto degli allievi e la presenza discreta
Diversi giovani progettisti hanno voluto condividere i loro ricordi personali. «Entrare nel suo studio a Parigi era come passare da un mondo all’altro: dal caos degli schizzi a matita all’ordine del cantiere», ha raccontato Elisa Perego, oggi attiva a Berlino. Un’immagine che molti presenti hanno confermato: l’atmosfera informale, i pranzi veloci, le correzioni improvvise su fogli trovati per caso sulla scrivania.
Renzo Piano è arrivato pochi minuti prima delle 21 con la moglie Milly e ha scelto la discrezione. Si è seduto nelle ultime file accanto ai figli, ascoltando in silenzio. Solo durante la breve pausa ha scambiato qualche parola con i presenti. «Mi sento parte di una grande squadra», avrebbe detto ai giornalisti dietro le quinte in un momento riservato. Nessun discorso ufficiale: una scelta che rispecchia il suo stile.
Un’eredità che guarda avanti
A chiudere la serata è arrivata l’annuncio del premio “Città in ascolto”, destinato ogni anno ai giovani progettisti under 35 che si distingueranno per interventi urbani con forte impatto sociale. Il primo bando uscirà già a gennaio 2026 ed è aperto a tutti gli studenti italiani delle facoltà di architettura.
«Raccogliere l’eredità culturale di Renzo Piano significa saper ascoltare davvero le esigenze delle città senza mai smettere di cercare soluzioni nuove», ha sintetizzato Benedetta Tagliabue chiudendo la cerimonia. Milano sembra pronta ad accogliere questo invito: nei prossimi mesi sono previste esposizioni itineranti dedicate ai progetti più iconici firmati Piano, dalla California al Giappone.
Le luci si sono abbassate lentamente poco dopo le 23. A restare sono parole e ricordi di una serata intensa, prova che l’architettura – anche nel cuore della gente – continua a essere molto più della sola materia costruita.